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Economia e Finanza

RISULTATI ELEZIONI 2013/ Ora tocca a Draghi salvare l’Italia

Giorgio Napolitano e Mario Draghi (Infophoto)Giorgio Napolitano e Mario Draghi (Infophoto)

L’unica prospettiva sarebbe un accordo tra Bersani e Berlusconi per un governo che non sia guidato né dall’uno, né dall’altro e tenga fuori anche Monti. Il suo programma dovrebbe essere una legge elettorale modello comunale, maggioritaria con elezione diretta del premier; più una serie di misure eccezionali per abbattere lo stock del debito, concordate e garantite dalla Banca centrale europea, che liberino le risorse per alleggerire le imposte. In un anno, con una congiuntura migliore e un ragionevole sostegno dell’Unione europea, l’Italia potrà vedere la luce fuori dal tunnel. Un tale governo avrebbe l’opposizione ancor più radicale di Grillo, ma se riuscirà a migliorare le cose e a innescare la governabilità, potrà ridurre lo tsunami a un’onda anomala.

Chi è in grado di proporre un tale percorso? Napolitano in uscita? Non è realistico. E forse non lo sarà finché non si insedierà un nuovo Presidente della Repubblica. La partita decisiva, allora, si sposta al Quirinale, confermando la strada surrettiziamente presidenzialista che l’Italia ha imboccato. Qui i grillini dovranno parlare non solo di piste ciclabili e chilometri zero. Magari proponendo una figura stravagante, che so un Dario Fo. Ma cominceranno a far politica.

Se le cose stanno così, allora dovremo trascorrere ancora mesi di incertezza estrema e certo non possono che fare del male. I mercati picchieranno duro e crescerà nella stessa Europa la convinzione che l’unico modo per evitare che la perenne crisi italiana si trasformi ancora in crisi sistemica, è ricorrere al salva-stati, un meccanismo concepito proprio a questo scopo. Se lo chiedesse anche la Spagna, l’impatto sull’euro verrebbe sterilizzato. Ma le conseguenze sociali nei due paesi sarebbero ugualmente pesanti. I grillini capirebbero che non esistono pranzi gratis.

Non è interesse di nessuno impartire lezioni autolesioniste improntate al tanto peggio tanto meglio. Non conviene nemmeno alla Germania. La signora Merkel dovrà fare i conti, di qui a settembre, quando si vota, con le conseguenze perverse di un rigorismo fanatico. La Cancelliera se ne rende conto e speriamo che il pragmatismo prevalga rispetto alla voglia di lisciare il pelo alla bestia nazionalista.

Dunque, comincia oggi una partita a scacchi difficilissima, dove contano la strategia, la tenuta, i nervi. Una partita in cui il fattore tempo è prezioso. Calma e gesso. Fare precipitare tutto sarebbe davvero un passo nell’abisso.

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COMMENTI
26/02/2013 - commento (francesco taddei)

una soluzione sarebbe che l'europa desse più tempo al nostro paese di rientrare nei parametri, poi si strutturi in modo meno invasivi (tipo svizzera) e che nei partiti prevalga gente competente oltre che responsabile, distaccata dal sindacalismo becero cgil e dei privilegi di cisl-uil. abbattere lo stock di debito non era la proposta che giannino faceva a tremonti da anni?