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RISULTATI ELEZIONI 2013/ Ora tocca a Draghi salvare l’Italia

Pubblicazione:martedì 26 febbraio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 26 febbraio 2013, 11.15

Giorgio Napolitano e Mario Draghi (Infophoto) Giorgio Napolitano e Mario Draghi (Infophoto)

La medicina era troppo amara per gli stomaci degli italiani, sostiene il Financial Times. L’Italia è la vittima più illustre dell’austerità, scrive Paul Krugman. Vielen dank, Frau Merkel. Wall Street scende preoccupata per il rischio Italia che si trasforma in rischio Europa. E trascina con sé la borsa di Tokyo. Oggi si balla nella City e in piazza Affari mentre lo spread, che non dorme mai, risale. Gli elettori si sono tolti lo sfizio di fare uno sberleffo non solo alla cura Monti, ma al sistema, e ora corrono in banca per capire che ne sarà dei propri risparmi assottigliati già dalla recessione. La risposta avrebbero potuto darsela da soli, ma spesso la storia non ragiona con la testa, come ci spiega Tolstoi in mirabili pagine di “Guerra e Pace”.

Cos’è successo è semplice: ha vinto il vaffa-movement. Il centrosinistra guidato da Bersani ha pagato l’appoggio a Monti e la debolezza della propria leadership. L’alleanza con Vendola si è rivelata sbagliata, come volevasi dimostrare: ha fatto perdere al centro, mentre la sinistra radicale è stata risucchiata dalle Cinque stelle. Il centrodestra ha resistito grazie a un Berlusconi maestro di campagne elettorali, ma ha lasciato per strada milioni di votanti. Sono rimasti a casa o sono andati da Grillo. Esattamente com’è successo in Grecia con Syriza, il comico-tribuno ha pescato tra tutti gli scontenti. Il risultato è un Parlamento diviso in quattro spicchi, nessuno dei quali grande abbastanza per governare. Anche in questo, italiani e greci stessa faccia stessa razza. Ma con una differenza: non possiamo fare come in Grecia e tornare subito al voto. A meno di non farci prima commissariare dall’Unione europea.

Politici, politologi, analisti riempiranno pagine e pagine per spiegare gli errori di Monti e di Bersani. Ma adesso è importante capire che succede, cioè se c’è una via d’uscita da questa trappola. La parola, dopo i confusi rumori delle urne, torna nelle immense e silenziose stanze de Quirinale. Per fare cosa? Intanto non c’è più nessun deus ex machina, tanto meno una scorciatoia tecnica o istituzionale. Tra gli scenari possibili, un governo Bersani-Monti non ha i numeri. Bersani-Grillo, modello Crocetta in Sicilia, non esiste. Resta una grande coalizione. Ma Bersani non può proporre un’alleanza con Berlusconi. E Berlusconi non appoggerebbe mai Monti. Un’ipotesi di larghe intese su un governo di minoranza per rifare la legge elettorale e tirare avanti fino alle europee del 2014 ha un senso. Certo, verrebbe boicottata da Grillo e aumenterebbe il grillismo, senza avere la forza di compiere scelte radicali che potrebbero raddrizzare la barca prima che affondi del tutto.


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COMMENTI
26/02/2013 - commento (francesco taddei)

una soluzione sarebbe che l'europa desse più tempo al nostro paese di rientrare nei parametri, poi si strutturi in modo meno invasivi (tipo svizzera) e che nei partiti prevalga gente competente oltre che responsabile, distaccata dal sindacalismo becero cgil e dei privilegi di cisl-uil. abbattere lo stock di debito non era la proposta che giannino faceva a tremonti da anni?