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PROPOSTA SHOCK/ Muraro: l'Irpef di Berlusconi al 35%? Solo un bluff elettorale

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Silvio Berlusconi (InfoPhoto)  Silvio Berlusconi (InfoPhoto)

Sì, ma allora concentriamoci sulla riduzione della spesa. Le imposte dovrebbero essere sempre parametrate alle uscite della pubblica amministrazione, nel modo più efficiente e più equo possibile. Se la pressione fiscale ci sembra troppo elevata, dobbiamo concentrarci sul ridurre la spesa. E se non basta tagliare gli sprechi, vanno anche ridotti i servizi. Va cioè cambiato il mix tra pubblico e privato, nella tutela di tutte le situazioni che per ora sono garantite dallo Stato.

 

Detassare il lavoro avrebbe complessivamente effetti positivi o negativi sull’economia?

Avrebbe effetti positivi, soprattutto se questa riduzione del costo del lavoro fosse concentrata sul settore dell’export, che è quello cui aggrapparsi per la ripresa. Non abbiamo la possibilità di fare grandi manovre keynesiane sui consumi, distribuendo sussidi: vanno quindi applicate ricette più articolate e complesse. Un ingrediente consiste nel rendere più competitivo l’export attraverso la diminuzione del costo del lavoro. Non è però abbassando l’aliquota massima dell’Irpef che si può aiutare il lavoratore medio. Una siringa ha un costo ben diverso a seconda dei vari ospedali.

 

Si può operare su questi capitoli per ridurre la spesa pubblica?

Il discorso dei costi standard per la spesa locale è il tema centrale del federalismo. Ciò che va fatto è seguire la strada giusta, che è stata individuata e intrapresa, anche se siamo ancora lontani dalla meta. La spending review ha proprio lo scopo di spendere meglio e meno. Nel frattempo ridurre la pressione fiscale è impensabile, tantomeno partendo dall’aliquota massima dell’Irpef.

 

(Pietro Vernizzi)



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