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Economia e Finanza

CONDONO TOMBALE/ Arrigo: la proposta di Berlusconi è una beffa per gli italiani

Silvio Berlusconi (Infophoto)Silvio Berlusconi (Infophoto)

Le diverse versioni dell’Ici hanno tutte presentato parecchi difetti, come anche la stessa Imu. Quello che non si riesce a comprendere è come mai la prima casa, quella in cui si abita, debba essere oggetto di un’imposizione di questo tipo, visto che non stiamo parlando di un lusso o di un optional, né di un segnale di una certa capacità contributiva, ma, naturalmente se di dimensioni proporzionali alle dimensioni familiari, di una necessità individuale. La vecchia Ici aveva delle forme di attenuazione per la prima casa, però parziali: nel 2008 Tremonti e Berlusconi hanno deciso di toglierla, facendo a mio giudizio un errore.

 

Quale?

Quello di toglierla totalmente, con la conseguenza che qualsiasi prima casa, di qualsiasi dimensione, veniva esentata dal tributo riformato. Facendo questo, quindi, abbiamo visto persone possedere una prima casa molto più grande rispetto alle proprie esigenze, magari un’abitazione con dieci vani, non di lusso, che era comunque esentata dal pagamento.

 

Bisognerebbe quindi tener conto della proporzionalità?

Certo, dovrebbe essere esentata la dimensione abitativa minima proporzionale agli abitanti. Siccome la tassazione opera per vani catastali, ad esempio un vano catastale per abitante potrebbe esentare una famiglia di quattro persone al pagamento per 4 vani. Oppure, volendo essere ancora più generosi, si può immaginare un vano e mezzo catastale esente a persona. Se quindi un cittadino possiede un’abitazione di dieci vani, abitandoci da solo pagherà il tributo su 9 vani o su 8 e mezzo. L’idea, in sostanza, è quella che deve comunque esserci un’area di non tassazione che riguardi tutti quei bisogni ritenuti minimi ed essenziali per chiunque.

 

Di cosa ha bisogno però l’attuazione di una misura del genere?

Ovviamente dovrà essere necessario ricompensare le minori entrate in qualche altro modo, però non è possibile immaginare solamente un accordo con la Svizzera che, anno dopo anno, non offrirebbe vantaggi di questo tipo. La mia indicazione sarebbe quella di rivedere tutti i trasferimenti e i vantaggi riservati a quei soggetti ed enti, in gran parte pubblici, a cui va circa la metà dei 30 miliardi che lo Stato eroga ogni anno. Se il gettito dell’Imu è stimato intorno ai 24 miliardi, quindi, riformare diverse voci della spesa potrebbe permettere di risparmiare circa 10 miliardi di euro.

 

(Claudio Perlini)

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