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Economia e Finanza

FIAT/ Fornero: i 19 operai Fiom di Pomigliano? Non è dignitoso esser pagati per non lavorare

La Fornero, ospite di L’Economia prima di tutto su Radio1 Rai, si è detta convinta del fatto che non sia dignitoso ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesto di rimanere a casa

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Così, a prima vista, sembrerebbe l’ennesima gaffe del ministro. Dopo le lacrime, i “choosy”, gli esodati e il racconto della sua passione per il giardinaggio con la figlia di fronte alla platea di Confagricoltori, la Fornero, ospite di L’Economia prima di tutto su Radio1 Rai, si è detta convinta del fatto che non sia «dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesto di rimanere a casa». Questa volta, tuttavia, l’intenzione della titolare del welfare sembra apparsa quella di schierarsi dalla parte dei lavoratori. Il riferimento, infatti, era agli operai Fiom della Fiat di Pomigliano d'Arco, a cui la Fiat, pur garantendo il salario, non consente l’accesso allo stabilimento. Si tratta, in particolare, dei 19 operai della Fiom (uno, tuttavia, è in aspettativa per motivi elettorali) assunti in Fabbrica Italia Pomigliano, nel novembre scorso, su disposizione della corte d'appello di Roma. Costoro, dopo essersi recati sul luogo di lavoro, sono stati invitati ad andarsene. E’ stato detto loro che, attualmente, non era possibile ricollocarli. E che, nonostante gli sarebbe stata assicurata la busta paga, se ne sarebbero dovuti tornare a casa. La Fornero, pur schierandosi dalla loro parte, ha fatto sapere che non è nelle condizioni di poter fare alcunché. Essendo il proprio mandato ormai in scadenza, un provvedimento legislativo sarebbe decisamente inopportuno. Non ci sarebbero, del resto, neppure i margini per poter agire attraverso un voto del Parlamento. Per questo, si è limitata a lanciare un appello al dialogo, sottolineando come dalla contrapposizione, alla fine, si risulta «tutti perdenti». In sostanza, ha chiesto che il Lingotto convochi le parti. Poi, si è detta d’accordo con il presidente Napolitano quando, nel 2010, scrisse una lettera in sostegno di tre operai della Fiom dello stabilimento Fiat di Melfi che si trovavano in una situazione analoga a quelli di Pomigliano. Anch’essi, pur essendo stati reintegrati dal giudice, non lavoravano. Dal canto loro, i suddetti 18, hanno fatto sapere che stanno valutando l’ipotesi di presentarsi regolarmente a lavoro fino a quando non sarà stata assegnata loro una nuova mansione.