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FINANZA/ Piazza Affari e Bce: chi salverà l’Italia dal nuovo 1992?

I mercati europei, al di là degli scandali di Mps e del finanziamento del Partito popolare in Spagna, sembrano spaventati da alcuni numeri importanti. Ce ne parla MAURO BOTTARELLI

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La Consob ha giustamente acceso un faro sulla vicenda Saipem, cercando di capire se chi ha venduto il 2,3% del pacchetto azionario attraverso il placement di Bank of America lunedì scorso avesse informazioni riservate rispetto al profit warning avanzato dall’azienda martedì a Borse chiuse. Insomma, insider trading. In questo caso, sarebbe decisamente meglio che l’ente regolatore dei mercati evitasse di correre a presso a chi in queste ore strepita chiedendo la testa di Bank of America e di tutte le banche d’affari del mondo, perché a occhio e croce potrebbe essere proprio il colosso Usa a venire incontro alle esigenze di trasparenza italiane.

Se infatti BofA fosse stata connivente con il venditore misterioso, avrebbe rifilato una fregatura di dimensioni epocali a grossi investitori con cui lavora da anni, piazzando a 30,65 azioni che il giorno dopo sono precipitate a 20: va bene tutto, ma la speculazione bearish o - peggio - autolesionista, appare eccessiva come pista da seguire. Un wipeout del 40% per clienti che magari da decenni lavorano con BofA non vale nemmeno l’eventuale ipotesi di short selling a breve sul titoli, un qualcosa che ha certamente stuzzicato la fantasia di Consob che giovedì scorso ha infatti imposto il bando sul titolo.

Da Londra, i traders dicono che il placement da parte di BofA lunedì c’è stato, la figuraccia per la banca d’affari e chi ha curato il placement sta facendo il giro della City, facendo arrossire più di un operatore, ma che a pagare, eventualmente, sarà il venditore. Sia per quanto detto prima, riguardo il fregare tutti ma non chi fa affari con te su certi volumi, sia perché sarà BofA, per evitare guai ulteriori e una perdita di credibilità senza prezzo, a chiedere conto al venditore, ovviamente per ora ancora anonimo al di fuori della sale trading londinesi, se avesse informazioni privilegiate rispetto al profit warning.

Trattasi, molto probabilmente, di figuraccia di una delle più grandi banche d’investimento del mondo, ma questo non deve farci stare più tranquilli: se chi ha venduto è riuscito a fregare BofA, Saipem ed Eni devono stare poco tranquilli. E il sistema Italia ancora meno. Anche perché, cari lettori, il redde rationem è alle porte. Guardate il grafico più in basso: vi pare sostenibile una dinamica debito-mercato azionario simile per un Paese completamente a pezzi come la Spagna? Siamo ormai alla correzione dei corsi, quella reale, legata ai fondamentali e che se ne frega delle promesse-minacce della Bce.

La Borsa di Milano, ieri, è stata un esempio chiaro di cosa stia succedendo. Al di là degli scandali a orologeria (guarda caso, mentre divampa la campagna elettorale in Italia esplode il caso Mps, noto anche ai sassi da anni e, sempre per coincidenza, guarda caso in Spagna scoprono i fondi neri del Partito popolare), ci sono dati chiari che parlano e fanno paura: i soldi della Bce sono andati, persi, già assorbiti dal sistema, il quale oggi lancia segnali inquietanti, basti guardare all’altro grafico: due venerdì fa le banche europee hanno ridato alla Bce 137 miliardi del triliardo preso in prestito all’1% con le aste Ltro, mentre venerdì scorso quanto hanno ridato? Solo 3 miliardi. Ne restano da ripagare 878, ma il problema non è questo, quanto il fatto che siamo alla vigilia di una nuova crisi di liquidità, innescata la quale soltanto il Signore sa come la Bce potrà intervenire, salvo espandere il proprio stato patrimoniale alle soglie dei 4 triliardi (cosa che la Bundesbank non permetterà facilmente).


COMMENTI
05/02/2013 - il cambio è il riflesso di un altro problema (Fabrizio Terruzzi)

le manovre sul cambio Euro/dollaro sono da corte dell'Aja e Draghi & Merkel non se ne accorgono e niente fanno? Inermi pecorelle che si fanno docilmente sbranare dal lupo? Il problema è un altro: che alla Germania può andar bene anche un cross €/$ di 1,4-1,5 tanto ha un avanzo commerciale superiore a quello della Cina (!!), mentre i PIGS avrebbero bisogno di un cambio, tanto per dire, ad 1,0-1,1. Il vero problema è quindi questo: come fanno paesi tanto diversi e con interessi così in conflitto a stare assieme in un'unica area economica e monetaria? Oppure come si possono ridurre questi enormi contrasti? Aspetto invano da due anni di leggere qualche valida proposta in proposito da parte dei responsabili europei (Monti incluso). Non mi pare tale quella che si limita all'imposizione di una cieca austerità di bilancio, in quanto poco "attinente".