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FINANZA/ Sapelli: Italia, un’altra "mazzata" dall’Europa dei burocrati

Pubblicazione:martedì 5 febbraio 2013

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La ragione è semplice: ha un altissimo tasso di produttività del lavoro. Infatti, anche prima dell’euro, quando il marco era la moneta più cara del mondo, la Germania esportava la stessa percentuale del Pil di oggi: circa il 38%. Questo suggella l’egemonia teutonica sull’Europa. Negli ultimi dieci anni, però, anche in Germania le cose sono cambiate. Quel livello si mantiene non solo con un’alta produttività da alti investimenti tecnologici, ma anche con una frantumazione del valore della massa salariale, che con le malaugurate riforme Schroeder è stato frantumata in un’area ad alto valore e un’area di basso valore e quindi di basso potere d’acquisto.

Anche in questo caso al socialista Schroeder, che ha dimenticato i suoi ideali, allora si tributavano grandi onori. Oggi si cominciano ad avere dei dubbi. Infatti, il mercato interno tedesco non è più quello di una volta: è più ristretto e non può colmare i vuoti provocati dall’abbassamento del commercio mondiale per effetto della recessione globale in corso.

Non dico nulla sul disastro che l’alto valore dell’euro causa sulle imprese non tedesche (salvo che per quelle scandinave, che sono un mondo a parte). Tutte sono con l’acqua alla gola. È inutile dire che devono recuperare sul fronte della produttività, sinonimo di competitività: i nani non diventano giganti per decreto, soprattutto se a emanarli sono i professori delle varie Bocconi d’Europa e del mondo.

C’è un rimedio? È semplicissimo: seguire l’esempio di Abe. Ma questo vorrebbe dire abolire la Commissione europea, dare poteri al Parlamento, eliminare l’indipendenza della Banca centrale europea e porla sotto un controllo di un ministero europeo dell’Economia… Che accade? Mi ero addormentato e stavo sognando.



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