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Economia e Finanza

FINANZA/ Italia, ecco un nuovo "scudo" contro gli attacchi dei mercati

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In alcuni paesi chiave l’aggiustamento, come viene chiamato, non è compiuto. La Spagna non ha smaltito la sbornia immobiliare e non ha risanato le banche, nonostante i prestiti europei. In Italia il pareggio di bilancio si allontana per colpa di una recessione peggiore del previsto. Il nostro Paese è caduto in un circolo vizioso: per ridurre il debito è stata tirata la cinghia con una politica fiscale durissima, così facendo si è contratta la domanda pubblica mentre scendeva la domanda privata. La contemporanea riduzione dell’indebitamento dello Stato, delle famiglie e delle imprese ha provocato un effetto palla di neve. Sia chiaro, il debito pubblico va tagliato, ma la stretta andava compensata dal lato degli investimenti, soprattutto privati. Così non è avvenuto. Colpa delle troppe tasse, si poteva ottenere di più con la spending review. Vero, ma attenzione, anche riducendo le spese si sottrae domanda (pubblica in questo caso).

I manuali di politica economica dicono che, in questo caso, il sollievo deve venire dalla politica monetaria: interessi bassi e liquidità abbondante spingono l’investimento privato. Invece così non è successo. I tassi reali sono a zero, la moneta abbonda, ma non fluisce verso le imprese e le famiglie; viene trattenuta per motivi precauzionali, serve a comperare titoli di stato nei paesi in cui il debito sovrano è a rischio e a tamponare le falle nei bilanci delle banche. È la novità negativa che distingue questa crisi dalle altre. I motivi precauzionali sono legati alle aspettative anche politiche. E qui l’incertezza e l’ingovernabilità esercitano una funzione fondamentale.

Ma pesa anche la mancanza di un valido riferimento per la politica economica. I keynesiani addossano tutte le colpe all’austerità e chiedono ai governi interventi che essi non sono in grado di sopportare: mancano le risorse e mancano pure le idee. I liberisti sperano di rimettere in moto gli spiriti animali tagliando le tasse. E tuttavia questi spiriti languono: la crisi dal 2008 in poi ha ridotto del 50-60% i valori delle imprese, molte sono state costrette a chiudere, altre hanno cambiato ragione sociale, si sono rifugiate nel mercato protetto delle tariffe pubbliche. Non è detto che se avessero a disposizione più quattrini li investirebbero in prodotti innovativi e competitivi.

La grande crisi del 2008 ha reso inefficaci gli attrezzi che i policy makers avevano nella loro cassetta. Chi lo ha scritto è stato accusato di pragmatismo opportunistico. Invece, la realtà di ogni giorno lo conferma. Purtroppo, oggi non ci sono pensatori di riferimento in grado di offrire un nuovo paradigma. Quindi, non resta che andare avanti per prove ed errori, come del resto insegna ogni buon approccio scientifico. Uno dopo l’altro, occorre rimuovere i macigni e aprire la strada a un nuovo sviluppo. Italia e Spagna debbono finire la cura, bisogna dirlo e ripeterlo senza stancarsi. Ma occorre che la seconda fase del risanamento adotti misure selettive di espansione: alleggerimento della pressione fiscale, aumento dei posti di lavoro e dei salari legati alla produttività.

Intanto, la Germania deve espandere la domanda interna, accettando nello stesso tempo che la Banca centrale europea possa utilizzare in pieno i nuovi strumenti dei quali si è dotata. Anche la Francia ha un ruolo da svolgere in questa ideale distribuzione dei compiti nell’Eurolandia: battere i pugni per arrivare a una svalutazione dell’euro. Anche se Berlino comincerà a sbraitare, Parigi ha gli argomenti migliori da far valere, non escluso il ruolo internazionale che ha recuperato con i successi in Mali. Nel mondo reale, gli equilibri valutari sono anche funzione degli equilibri di potenza.


COMMENTI
06/02/2013 - suggerimento (Marco Marinozzi)

la svalutazione della moneta è una proposta di matrice neo-keynesiana, di dubbia efficacia, il Giappone ci sta riprovando ad inflazionare. Mi sorprende che sia passato quasi sotto silenzio che la Germania abbia chiesto il rimpatrio dell'oro detenuto all'estero.... mi sorprende che stia facendo lo stesso la Russia e la Cina. E' una guerra valutaria, inutile nascondersi, la svalutazione può essere utile nel brevissimo periodo, poco dopo raccoglieremo altre macerie.