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Economia e Finanza

FINANZA/ Italia, ecco un nuovo "scudo" contro gli attacchi dei mercati

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Portare l’euro a livelli più realistici è un obiettivo da raggiungere in molti modi e la via maestra è cambiare politica economica, ma si può cercare un accordo internazionale tra le grandi monete per evitare svalutazioni competitive (non solo dello yen e del renminbi, ma soprattutto del dollaro); ed è possibile anche far ricorso a interventi della Bce. La banca centrale, del resto, dovrebbe alleggerire le banche dal peso dei titoli ad alto rischio (pubblici e privati), così come ha fatto la Federal Reserve, rimettendo in moto il circuito del credito.

Ma c’è un ruolo che spetta agli imprenditori, soprattutto ai grandi. Non si può solo chiedere ai governi, superare la crisi è uno sforzo collettivo. Le compagnie americane hanno cominciato un processo di riappropriazione del valore aggiunto, riportando in casa la produzione (non solo la progettazione e il marketing) in settori trainanti. Non è la vecchia rinazionalizzazione produttiva, tanto meno una reazione anti-globalista. È che la delocalizzazione ha fatto il suo tempo. Oggi si va all’estero (si pensi alla Cina o all’India) per servire il mercato interno, non più solo per risparmiare sui salari. E la nuova divisione internazionale del lavoro vede sempre più Europa, Stati Uniti (e in parte Giappone) specializzarsi nella produzione di alta gamma e in quello snodo tra industria e servizi che è improprio definire terziario. Questa riconversione va accompagnata da politiche dell’offerta, non sgravi fiscali o finanziamenti a fondo perduto, ma miglioramento dei fattori di produzione, a cominciare da informazione e tecnologia.

È un progetto di medio periodo. Guai a credere, però, che non c’entri nulla con la guerra dello spread. Più un Paese si avvia lungo questa nuova dimensione dell’economia, più credibili appaiono i suoi sforzi e più interessante diventa scommettere su di lui investendo i risparmi delle vedove scozzesi o degli impiegati della California.

Un partito politico e un governo che sappia offrire questa prospettiva, non a chiacchiere, ma con programmi realistici, potrà sfidare gli gnomi dello spread. Ce n’è qualcuno in giro?

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COMMENTI
06/02/2013 - suggerimento (Marco Marinozzi)

la svalutazione della moneta è una proposta di matrice neo-keynesiana, di dubbia efficacia, il Giappone ci sta riprovando ad inflazionare. Mi sorprende che sia passato quasi sotto silenzio che la Germania abbia chiesto il rimpatrio dell'oro detenuto all'estero.... mi sorprende che stia facendo lo stesso la Russia e la Cina. E' una guerra valutaria, inutile nascondersi, la svalutazione può essere utile nel brevissimo periodo, poco dopo raccoglieremo altre macerie.