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J'ACCUSE/ Ostellino: così moriremo di tasse e corruzione

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Le tasse, in Italia, hanno superato abbondantemente i livelli di guardia e tolleranza massima. Ora lo dice pure la Corte dei conti, le cui analisi, denunce, e certificazioni, solitamente hanno il marchio dell’attendibilità. Il suo presidente, Luigi Giampaolino, ha parlato, infatti, di «una pressione fiscale già fuori linea», specificando come eventuali nuovi aumenti favoriranno ulteriormente «le condizioni per ulteriori effetti recessivi». Oltre al danno, anche la beffa: sì perché buona parte dei sacrifici dei cittadini vanno in fumo a causa del dilagare di pratiche illecite all’interno degli organismi dello Stato. E’ sempre la Corte dei Conti, infatti, a registrare come la corruzione in Italia abbia assunto «natura sistemica» che «oltre al prestigio, all'imparzialità e al buon andamento della pubblica amministrazione pregiudica l'economia della nazione». Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Piero Ostellino, editorialista de Il Corriere della Sera.  

 

E’ “ufficiale”: paghiamo troppe tasse.

E meno male che se n’è accorta anche la Corte dei conti; peccato che non se ne sia accorto l'economista al governo che, dopo aver ha preso in mano un Paese in declino, lo ha ammazzato di tasse.

 

Come pensa che sarà recepita l'indicazione della Corte?

In nessuno modo, a giudicare da quello che è accaduto in questo giorni, dopo la sortita di Berlusconi; a prescindere dal fatto che le sue proposte siano credibili o meno, infatti, è vergognoso che il mondo politico e i media si siano limitati a sbeffeggiarlo, ignorando il problema. Nessuno ha proposto una soluzione alternativa.

 

Quindi?

Significa che questi livelli di spesa pubblica e di imposizione fiscale sono considerati, dalla stragrande maggioranza del mondo politico, dei media e del Paese, dati immodificabili e incontrovertibili.   

 

Com’è possibile?

Siamo un Paese dove un cretino gridava da un balcone di Piazza Venezia: “burro o cannoni?”, e la folla rispondeva, a gran voce: “cannoni!”. Siamo ormai privi non tanto di cultura politica liberale, quanto di buon senso comune: il pil, l’occupazione, i consumi sono crollati, non un solo indicatore funziona, e si continua ad affermare che questo governo ci ha salvato. Invece, la nazione è in ginocchio e non sappiamo quando si risolleverà.

 

Come potrebbe risollevarsi?



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COMMENTI
06/02/2013 - commento (francesco taddei)

signor Colombo sono totalmente d'accordo con lei. e per ripartire è necessario che proprio quei ciechi riaprano gli occhi e ci indichino la strada con più forza.

 
06/02/2013 - riconoscimento personale sull'articolo (Antonino Miroddi)

Mi debbo solo complimentare con Lei per la lucidità dell'analasi non chè le semplici intuitive e sicuramente efficaci proposte che vanno nella giusta direzione,a mio avviso, per un mitigamento se non nella piena soluzione immediata delle enormi e diffuse problematiche in cui mezzo secolo di mal governi sistemici e mai sazi di ciò che non gli appartiene ha drammaticamente provocato e continua con non curanza a determinare, senza che le attuali forze politiche,come lei stesso faceva notare,si pongano minimamente il problema di come hanno ridotto un grande paese come il nostro,mi chiedo e Le chiedo avranno questi SIGNORI un minimo di etica e faccia per guardare negl'occhi,tornando a casa i loro figli?.....La ringrazio per il suo prezioso contributo e La saluto cordialmente. Nino Miroddi

 
06/02/2013 - Siamo già morti (Giovanni Colombo)

Un organismo vivente quando non riesce a trovare al suo interno le risorse per combattere i mali che lo affliggono, anche se forze esterne vorrebbero indirizzarlo verso il superamento di questi mali, a meno di miracoli soccombe. La nostra cultura è, oggettivamente, una cultura di morte, fatta di uccisioni fisiche (aborti e mafia), uccisioni morali (raccomandazioni e ameritocrazia), furbizia letale (corruzioni, malversazioni, abusi, parassitismi, castalità). Gli intellettuali sono acquistabili, gli scienziati pure, gli amministratori pubblici sono copravendibili, gli uomini di Chiesa sono ciechi, sordi e muti. Non mi arrendo: lavoro nel Terzo Mondo, fin che posso. Mi sento esule.