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FINANZA/ Due “siluri” di Obama fanno tremare Wall Street

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C’è stato addirittura un omaccione della finanza speculativa, il manager degli hedge fung Leon Cooperman, che ha attaccato il Presidente accusandolo di voler fare la “lotta di classe” contro le banche. La task-force governativa che sta ancora indagando (su questa materia anche gli americani hanno tempi italiani) sui responsabili della crisi del 2008 ha messo nel mirino la Bear Stearns, cioè la controllante della JP Morgan, e minaccia di estendere ad altri istituti la propria azione: apriti cielo, se si pensa che proprio il capo della JP Morgan, il chiacchieratissimo Jamie Dimon, oltretutto nel ciclone anche per lo scandalo delle manipolazione dell’indice Libor, ha sostenuto anche al Congresso che nuovi regolamenti sul settore della finanza non sarebbero necessari.

Cosa temono, dunque, dall’Obama-bis i padroni del vapore di Wall Street? Temono due ordini di azioni: il primo è quello tattico, che banalmente consiste nello snidare e punire i tanti ladri che speculano sulle loro posizioni contro gli interessi dei clienti solo per massimizzare i propri profitti personali, che spesso coincidono con quelli delle banche in cui lavorano; il secondo è quello strategico, cioè la possibilità che la Casa Bianca promuova una riforma globale del sistema, restringendo i margini d’azione della finanza sofisticata, dei derivati tossici - la cui ciclopica dimensione è tutt’altro che diminuita, dal 2008 a oggi - e piloti un atterraggio morbido in zone più sicure, che riducano gli spaventosi rischi sistemici che ci sovrastano (“ci”, perché la cosa riguarda tutto il mondo, non certo solo gli Stati Uniti) e insieme riducano i profitti delle banche.

Forse Obama non vuole neanche osare tanto, comunque difficilmente ci riuscirebbe perché non ha dalla sua la rivoluzionaria compattezza politica che gli servirebbe al Congresso per imporre una simile discontinuità, ma è questo che le banche temono come i bambini l’uomo nero. O abbronzato, avrebbe detto qualcuno in Italia...

Da questo contesto alla causa da 5 miliardi di dollari (almeno) intentata da Obama contro una delle due ”regine del rating” il passo in effetti era breve. Ma questo tragitto è appena iniziato, e chissà se il traguardo vedrà prevalere Obama oppure no.

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