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Economia e Finanza

FINANZA/ I nuovi subprime pronti a inquinare i mercati

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Mediamente, quando si tratta di un rating A, si parla di rendimenti del 2,5%, due punti percentuali sopra il benchmark dei tassi: addirittura, su scadenze più lunghe ci si deve accontentare del 1,77%. Insomma, qui siamo di fronte a cartolarizzazioni che dietro di sé non hanno immobili, ovvero la garanzia di poter pignorare o porre in liquidazione l’asset sottostante al contratto: o ci sono beni di dubbio valore o addirittura nessun collaterale. Capite da soli che è un lancio da 10mila metri senza paracadute. Ovvio, le dimensioni di questi scempi finanziari sono ancora limitate e quindi senza portata sistemica, ma il fatto che sempre più classe medio-bassa americana sia così strangolata dai debiti, la prossima bolla è quella dei prestiti agli studenti, da lanciarsi in operazione di pura e semplice follia finanziaria, la dice lunga su quale sia la reale divaricazione tra “Wall Street” e “Main Street”, nonostante le belle parole e le tante promesse del presidente Obama, il quale oggi si lancia nell’operazione demagogica di denunciare Standard&Poor’s per la crisi, dimenticandosi che molti azionisti dell’agenzia di rating sono sostenitori e finanziatori della sua campagna elettorale a molti zeri. Si cartolarizza di tutto, anche l’aria, senza rating di credito e alla faccia delle regole più stringenti che l’America aveva promesso dopo lo scoppio della crisi.

D’altronde, la scorsa settimana negli Usa si è tenuto l’annuale meeting dell’American Securization Forum, simposio di “deviati mentali” dove 5500 investitori e promotori finanziari professionisti hanno discusso con eccitazione delle nuova frontiere dell’immondizia da tramutare in oro. Intervistato ieri da La Stampa, il professor James Kenneth Galbraith, economista del dipartimento di Studi governativi dell’Università del Texas e membro della World Economic Association, ha detto senza tanti giri di parole riguardo l’ultima trovata di Obama: «Senza dubbio un’iniziativa di impatto dal punto di vista simbolico, anche se non si tratta della prima nel suo genere. Il punto è che a questa denuncia deve essere fatto seguito con una serie di altre azioni forti, cosa che sino adesso è mancata. L’operato dell’Amministrazione in tema di regolamentazione e vigilanza finanziaria è stato troppo lacunoso, addirittura debole. Speriamo che questo sia l’inizio di una fase più incisiva».

Per forza, come faccio a chiedere voti e dollari a chi poi minaccio di rovinare come primo atto del mio secondo mandato? Il Paese dove proprio i Democratici hanno eliminato il Glass-Steagall Act non può fare a meno di Wall Street, può solo cercare di limitare i danni e scendere a patti. Altrimenti, il primo a dover pagare per la crisi dovrebbe essere Ben Bernanke, non Standard&Poor’s.

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