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BILANCIO UE/ Borghi: coi suoi "trucchi" la Germania ha fregato l’Italia

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Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)  Angela Merkel e Mario Monti (Infophoto)

Non c’è alternativa. Siccome vige il criterio proporzionale, i paesi di dimensioni economiche più grandi pagano di più. L’Italia, per esempio, nonostante sin qui abbia ricevuto meno di quanto abbia dato, dovrebbe dare ancora di più. Per contribuire alla realizzazione, magari, di una ferrovia in Danimarca. Si tratta, oltretutto, di soldi sottratti agli investimenti nazionali, destinati a un calderone di spese di cui sono ignote la finalità.  

 

Quindi?

Se volessimo realmente andare nella direzione di una maggiore integrazione, dovremmo compensare il fatto di non disporre degli aggiustamenti automatici derivanti dalla valuta aumentando significativamente il bilancio e ponendolo a carico di chi sta beneficiando dell’euro. Chi, invece, ne ha tratto svantaggi dovrebbe ricevere di più. La ridistribuzione interna dovrebbe operare secondo questa logica. In sostanza, si dovrebbe imporre alla Germania un pesante aggravio di contribuzione per trasferirla a paesi come la Grecia.

 

Cosa ne pensa, in particolare, della destinazione di 6 miliardi di euro alla lotta alla disoccupazione?

Guardi, la Germania, quando ha riformato il suo mercato nel 2001, rendendolo più competitivo, non appena entrata nell’euro, ha condotto un’aggressiva repressione dei salari e iniziato a licenziare, per abbassare le pretese di chi il lavoro lo aveva mantenuto. Contestualmente, ha iniziato a erogare sussidi di disoccupazione. Perché,  ovviamente, se si licenzia, ma non si concedono ammortizzatori, scoppia la rivoluzione. Tutto ciò gli è costato, in un periodo di crescita, il 10% del Pil. Da noi, equivarrebbe a circa 150 miliardi di euro. Una manovra impossibile da attuare, in ragione dell’ipersindacalizzazione del nostro mondo del lavoro e che fa comprendere come 6 miliardi siano una cifra irrisoria. 

 

(Paolo Nessi)



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