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IL CASO/ L'esperto: Scaroni indagato? C'era un volta Eni-Petromin...

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In effetti quei soldi non sono arrivati ai partiti politici italiani e Mazzanti fu ingiustamente rimosso dal suo incarico. In più, saltò la maxifornitura dei sauditi che non riconobbero il contratto. Rischio che anche oggi si può verificare, in caso si fosse alla presenza di un contratto parallelo in questa ultima storia algerina.

Le ipotesi su quella vicenda ogni tanto ritornano alla memoria.
Intervenne anche il presidente alla Repubblica Francesco Cossiga. Rivelò che i servizi segreti italiani avevano scoperto che la tangente era destinata ai sauditi per avere poi qualche altra destinazione.

Un grande intrigo quindi. Ma era comune, in quell’epoca, che ci fossero simili retroscena?
Basta fare un cenno solo a quello che disse un uomo come Eugenio Cefis, quando parlò del gasdotto realizzato con i sovietici tra Italia e Unione Sovietica: era una sequenza di tangenti, tutto un lavoro che prevedeva continuamente tangenti.

Ritornando all’affare Eni-Petromin, ci possono essere affinità con l’attuale storia della Saipem e dell’Eni in Algeria?
Ci sono alcune differenze. La prima è che il “numero uno” dell’Eni oggi non è coinvolto come allora fu Mazzanti. Qui in prima linea c’è la Saipem, la controllata dell’Eni che stipula il contratto e, nell’ipotesi, anche un contratto parallelo. In secondo luogo c’è oggi l’esistenza del reato di corruzione internazionale, che allora non c’era. In terzo luogo, l’ipotesi portante dell’affare Eni-Petromin stava proprio nell’accusa che i soldi della tangente sarebbero stati destinati a protagonisti della politica italiana. Qui si sta affacciando solo adesso questa ipotesi.

Su una simile vicenda di un contratto internazionale come questo, alla fine c’è il rischio che salti un affare economico. Occorrerà vedere se l’affare fosse conveniente anche a costo di una tangente. Il che pone un’altra domanda: forse i magistrati sono troppo zelanti?
Non saprei dare una risposta su tutto questo. Poi i magistrati sono costretti a intervenire di fronte all’ipotesi di un reato, come quello di corruzione internazionale.

(Gianluigi Da Rold)



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