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Economia e Finanza

I NUMERI/ Quella "guerra tra poveri" che blocca l’Italia

In Italia cresce il numero di coloro che ritengono inadeguato il proprio reddito, mentre resta costante l’incidenza della povertà. Il commento di MAURO ARTIBANI

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Ehi, leggete un po’: “Nel 2010 è aumentata al 65%, nel 1990 stava al 40%, la quota di quelli che valutano il proprio reddito inferiore a quanto ritenuto necessario”. Lo si legge in uno studio della Banca d’Italia, messo a punto da Antonio Bassanetti e Concetta Rondinelli. C’è gente in giro, insomma, che pensa di avere in tasca meno denaro di quanto ne occorra.

Già: occorre, per fare cosa? Per mangiare, abbigliarsi, insomma vivere in maniera dignitosa? Siam messi tutti male allora! Eppure, guardando altri dati Istat, si mostra come, nonostante la crisi, l’incidenza della povertà negli ultimi dieci anni sia rimasta sostanzialmente ferma all’11%. Poveri sì, ma non troppo. Negli indicatori Istat, si considera povera una famiglia di due persone quando consuma meno della media pro-capite dei consumi nazionali. Dati alla mano, risulta lecito ritenere che quell’11% di poveri diavoli stiano ficcati dentro il gruppone dei 65% e che dunque il 54% non se la passi poi tanto male.

Già, eppur si lagnano. Si lagnano di cosa allora? Si lagnano di non poter andare sovrappeso per il troppo mangiare, si lagnano di non poter sprecare quel 30% di derrate alimentari non utilizzate che vengono abitualmente buttate nella spazzatura, di non poter acquistare abiti alla moda che passano troppo velocemente di moda!

Già, vuoi vedere che questi 54 tizi si lagnano, anzi si preoccupano di non poter corrispondere allo standard richiesto dal ruolo produttivo da loro svolto per far crescere l’economia? Vuoi vedere che temono di finire all’inferno dove stanno gli 11? Vuoi vedere che se invece riescono a fare quel che gli tocca, magari possono tornare in paradiso insieme a quei mitici 35 che non hanno problemi di sorta nello stare beati dove stanno?