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FINANZA/ Gotti Tedeschi: un nuovo "ordine mondiale" può salvarci dalla crisi

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Mentre nel resto del mondo, che non leggeva i saggi neomalthusiani sui limiti dello sviluppo e boom demografico, si continuò a fare figli, come sappiamo il risultato negativo dell’interruzione delle nascite in Occidente fu presto evidenziato, ma non dal punto di vista morale dai filosofi, bensì dal punto di vista economico, dai banchieri. Ci si rese conto che se la popolazione non cresceva, neppure il Pil cresceva, e sarebbe cresciuto, in modo sostenibile; si sarebbe invece interrotto il modello di produzione, risparmio e investimento che è la base del ciclo economico di crescita, venendo così a mancare in prospettiva le risorse finanziarie per mantenere la base monetaria indispensabile al sistema bancario per fare credito. Così, dopo alcune riflessioni su ipotesi non sostenibili (quali maggior produttività, esportazioni, ecc.), si avviò la politica di crescita del Pil attraverso la crescita dei consumi individuali fondata sul principio che il Pil cresce se cresce la domanda, e questa può crescere se cresce la popolazione, ma può anche crescere se crescono i consumi pro capite.

 

Nasceva così, come lo stesso Pasolini aveva denunciato, la civiltà basata sul “produrre e consumare”…

Proprio così. Ci si è inventati il “consumismo” o la civiltà dei consumi, come fu definita. Peraltro condivisa culturalmente ed “eticamente”, visto che l’uomo era considerato un animale intelligente da soddisfare materialmente. Così si iniziò a creare una generazione di animali intelligenti, obesi (con la pancia piena), guardaroba e garage pieno, intelletto sempre più vuoto e spirito assente...

 

Ma dal punto di vista economico come poteva funzionare?

Non poteva funzionare, perché per far consumare di più bisogna guadagnare di più, contraddizione evidente con la premessa. Così, per crescere la propensione al consumo, si iniziò sacrificando l’attitudine al risparmio, poi stimolando l’attitudine contraria all’indebitamento. Ma perché tutti possano consumare si devono anche ridurre i prezzi dei beni, per farlo si delocalizzarono in paesi a basso costo molte produzioni. Di fatto si concorse a deindustrializzare progressivamente l’Occidente e a industrializzare l’Asia. In pochi decenni l’Occidente divenne composto da paesi di consumatori non più produttori e l’Asia da paesi di produttori, non ancora consumatori.

 

Ma un tale ordine economico poteva reggere a lungo?

No, per più ragioni. Primo perché, pur di consumare, i sistemi economici (famiglie, imprese, banche) si indebitarono sempre più. In secondo luogo, perché, invecchiando le popolazioni occidentali, il costo fisso di mantenimento dei sempre più crescenti vecchi cresceva esponenzialmente. Per compensarlo si crebbero le tasse (che sul Pil raddoppiarono in trent’anni) che ovviamente diminuivano il potere d’acquisto e le risorse per fare investimenti. Il ciclo perverso era avviato e non si fermava più. A tal proposito, ci si domanda spesso perché la “finanza” abbia soppiantato l’ “industria”.

 

Perché?

Ma è evidente: se un’economia si fonda sul debito per consumare beni (importati e non più prodotti), sarà la finanza a occuparsi della gestione sempre più sofisticata del debito (privato, pubblico, ecc.) sempre più costoso e rischioso. I derivati vengono inventati per questo.

 

Ma quanto può ancora durare tale sistema?