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BILANCIO UE/ Il nuovo "rebus" dopo il no del Parlamento europeo

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Che ci sia un po’ di flessibilità tra le voci di bilancio perché la proposta prevede una serie di spese rigide. Poi che ci sia un maggior acceno all’uso di risorse proprie dell’Unione anziché il finanziamento del budget attraverso il bilancio dei singoli governi come avviene attualmente. Una delle ipotesi è quella di mettere una specie di Tobin tax europea i cui ricavati potrebbero essere utilizzati per finanziare il bilancio europeo in modo che non sia visto come una specie di ulteriore zeppa al di sopra dei bilanci dei singoli paesi.

Secondo lei, le condizioni dettate dal parlamento verranno accettate o bisognerà scendere a qualche compromesso?

Il parlamento ha votato a larghissima maggioranza, 90%, e questo è un segnale molto forte, ma il vero problema è che l’approvazione del bilancio europeo è una questione che devono risolvere i singoli paesi, è una questione che ha che fare con i governi. E con il sistema dei veti incrociati, perché nella misura in cui le decisioni sono prese all’unanimità è evidente che il vero potere non sta nella capacità di avere consenso: c’è dietro un gioco politico e di rapporti di forza. Non dimentichiamo che la decisione dovrà essere presa in un anno dove ci sono state le elezioni politiche in Italia, che dovrà affrontare anche la Germania, e questi discorsi fanno parte della campagna elettorale. Mi aspetto che non sia semplice trovare una quadra, come non lo è stato a febbraio. Ma penso che ci arriveremo perché tutti sono consapevoli del fatto che ultimamente sia conveniente mettere da parte i propri interessi nazionali per ottenere un risultato che vada bene per l’Unione europea nel suo complesso.

Possiamo vedere questa negoziazione come un’opportunità per migliorare il bilancio?

Assolutamente sì. Le osservazioni del Parlamento sono intelligenti, soprattutto quelle riguardanti la flessibilità; ricordiamoci che si tratta di un bilancio pluriennale: io penso che abbia poco senso legarsi le mani su singoli capitoli di spesa per tanti anni. Guardiamo cosa sta accadendo in questi anni, non avremmo mai pensato qualche anno fa di trovarci in una situazione così drammatica dal punto di vista economico. Quindi in un mondo che cambia così rapidamente è meglio avere maggior flessibilità nel bilancio, fermo restando che i saldi devono essere complessivamente quelli.

Questa frattura porterà delle conseguenze porterà sui mercati?

No. I mercati già scontano questa difficoltà complessiva. E sono sicuramente più interessati all’altra partita che si sta giocando, che non è del tutto scollegata a questa, che è quella riguardante i programmi di risanamento delle finanze dei singoli paesi e la conciliabilità di questi con la destinazione delle risorse opportune per sviluppare la crescita.

 

(Elena Pescucci)

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