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BILANCIO UE/ Il nuovo "rebus" dopo il no del Parlamento europeo

Pubblicazione:giovedì 14 marzo 2013

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Con 506 voti contrari, 161 voti favorevoli e 23 astensioni, il Parlamento europeo ha bocciato la proposta di bilancio Ue 2014-2020 per 960 miliardi di euro complessivi. Salta, dunque, l’accordo di massima che era stato raggiunto tra i capi di Stato e di governo durante il consiglio europeo l'8 febbraio scorso. La motivazione è riconducibile al fatto che, secondo gli europarlamentari, l’impianto “legherà le mani dell'unione per i prossimi sette anni, non può essere accettato”. L'europarlamento ha posto alcune condizioni perché questo venga accettato: dalla distribuzione delle risorse con maggiore attenzione alle politiche di crescita a una maggiore flessibilità delle voci di spesa tra i vari bilanci annuali fino ad un nuovo meccanismo di risorse che elimini i contributi nazionali. Tutto da rifare o quasi. Ilsussidiario.net ha chiesto a Emilio Colombo, docente di Economia internazionale all’Università di Milano Bicocca, di chiarire le dinamiche scaturite durante e a margine dell’assemblea del parlamento europeo.

Il parlamento europeo ha bocciato la proposta di bilancio Ue. Che segnale è questo?

La partita non è ancora chiusa, essendo una proposta. È, però, la prima volta che il parlamento boccia una proposta di bilancio e questo riflette due aspetti: il primo è il contrasto, già emerso in occasione della prima proposta, il secondo è quello che ha costellato l’intera vita dell’Unione europea tra il parlamento da una parte e i governi dall’altra.

In che senso?

Gli organi dell’Ue sono costruiti per contemperare due esigenze: da una parte la tutela degli stati nazionali (l’esempio di questo è il consiglio dei ministri dove negoziano in 27 e nel caso dell’approvazione del bilancio serve l’unanimità), dall’altra c’è l’anima federalista dell’Ue, rappresentata dalla commissione (i commissari europei non rappresentano i governi, ma l’Unione europea nel suo complesso) e soprattutto dal parlamento, dove gli italiani votano a secondo dello schieramento politico. Le ultime riforme hanno cercato di dare più importanza al parlamento per ribadire la necessità di arrivare a un’Europa dei cittadini (altrimenti viene meno il consenso sociale), ma i governi sono un po’ restii a lasciare il potere. È la prima volta che accade un veto sul bilancio europeo, ma in questo modo il parlamento sta cercando di affermare la sua centralità di fronte a decisioni che vengono prese dai singoli governi tenendo conto degli interessi campanilistici piuttosto che di quelli dell’Ue.

A questo punto cosà accadrà?

Questa proposta deve essere rivista, ci sarà una negoziazione che dovrà terminare entro l’anno altrimenti non potremmo approvare il bilancio pluriennale.

Quali sono le richieste del parlamento europeo?


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