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FINANZA/ Il "trucco" americano che tiene in piedi l’Europa

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Ben Bernanke (Infophoto)  Ben Bernanke (Infophoto)

Il vice-direttore dell'IIF, Hung Tran, ha dichiarato che “le banche centrali dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze non desiderate delle loro azioni e, soprattutto, decidere con anticipo come aggiustare la loro politica monetaria sul lungo periodo. Questo, quantomeno, eviterebbe rischi di forti scossoni sui mercati”. Insomma, se a dirti che stai un po' scherzando col fuoco sono banche come Goldman Sachs, Deutsche Bank, Bnp Paribas, HSBC, Agricultural Bank of China, Bank of Tokyo e altre “too big to fail” a profusione, forse c'è un po' da riflettere, oltre che da monitorare i rischi inflattivi, come ha detto Ben Bernanke.

Il problema è che la montagna di liquidità che la Fed ha messo in circolo non è servita ad altro che a tamponare una serie di default bancari e a far aumentare le scommesse speculative delle banche, a tutto discapito di economia reale e della cosiddetta “main street”. A certificarlo, sempre l'IIF, che nel comunicato ufficiale, la settimana scorsa sentenziava: “Il nuovo record storico toccato dal Dow Jones è certamente più dovuto al rilassamento delle condizioni monetarie internazionali che a qualsivoglia tipo di ripresa nell'economia reale”.

Ciò che l'IIF non dice, non perché siano più stupidi di me, anzi, ma perché non possono, visto che ne sono i beneficiari, è altro: se la Fed smette troppo presto con la liquidità, viene giù tutto. Eurozona e le sue banche, in testa. Eh già, sapete perché Draghi non cede ad alcuna sirena di allentamento monetario? Per vincoli di statuto? Per paura della Germania? No, perché la liquidità necessaria alle banche europee per stare in piedi la sta fornendo la Fed! Nella settimana terminata il 27 febbraio scorso, la Fed ha infatti iniettato il record di 99 miliardi di dollari di riserve in eccesso presso banche straniere, quasi tutte europee. Basta guardare i numeri del comunicato H.8: “Il totale è passato da 836 miliardi al quasi record di 936 miliardi, con una "riallocazione" in forma di contante presso le banche straniere di 99,3 miliardi in una settimana”. Basta guardare questi due grafici, capaci di spiegare la dura realtà meglio di mille parole.

 

 

 

 

Inoltre, dei quasi due triliardi (1,884) di contante parcheggiato dalla Fed presso banche Usa e straniere, solo 949 miliardi sono depositati in istituti statunitensi. L'altra metà, 936 miliardi, sta tutta in banche straniere operanti negli Usa, la gran parte europee (l'area verde del secondo grafico).


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