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IL CASO/ Ecco la moneta che aiuta a scacciare la crisi

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E questo ha delle gravi conseguenze pure sulla scienza economica. Con i suoi studi, pubblicati nel 1971, l’economista Amartya Sen ha dimostrato matematicamente l’impossibilità di perseguire l’efficienza ottimale, definita anche “efficienza paretiana”, insieme al liberalismo. Questo porta come conseguenza che il liberalismo economico, il libero mercato senza vincoli, non porta all’efficienza dell’economia, non porta al giusto prezzo. E qui non sto parlando delle oscure ricerche di due sconosciuti: sto parlando di due premi Nobel per l’Economia, del 1972 il primo, del 1998 il secondo.

Allora perché, nonostante le affermazioni raggiunte dalla scienza economica, oggi il liberismo è divenuto dominante? Perché ha vinto la dottrina del libero mercato? Perché così stava bene ai poteri finanziari, perché il libero mercato favorisce gli eccessi, cioè favorisce l’accumulo di ricchezze, favorendo ovviamente chi è già ricco. E cosa c’entrano la dimostrazione di Amartya Sen e l’efficienza paretiana con le distribuzioni inique create dai sistemi frattali? C’entrano, perché le distribuzioni (dette anche distribuzioni di Pareto) in questione sono note in matematica per essere funzioni di una legge di Potenza, cioè esattamente la stessa legge di distribuzione che viene indotta dalla geometria frattale.

Lo stesso Pareto (economista italiano vissuto circa cento anni fa), convinto liberista, rimase deluso nello scoprire quello che poi passerà alla storia come Principio di Pareto: cioè la scoperta che, in quasi tutte le condizioni sociali e in diverse epoche, facilmente la ricchezza si distribuiva iniquamente, secondo il principio 80/20 (il 20% della popolazione più ricca tendeva ad avere l’80% della ricchezza di un Paese, o anche più). L’aumento di ricchezza dei ricchi è anche cronaca dei giorni nostri: lo ha rilevato pure una recente ricerca di Bankitalia.

Cosa fare, di fronte a un sistema che lasciato a se stesso continua a essere generatore di diseguaglianza? Ovviamente qui lo Stato deve intervenire in maniera appropriata. Ma se uno Stato non ha più la sovranità monetaria, se lo Stato, per lo svolgimento ordinario della propria attività, è costretto a indebitarsi su una moneta della quale non può gestire il flusso, né determinare il valore, un tale Stato non ha altra scelta che quella del debito. E tale debito, insostenibile nella logica dei numeri e del buon senso, diventa comunque insostenibile nel lungo periodo. Per un’azione efficace, la sovranità monetaria è quindi indispensabile.



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COMMENTI
04/04/2013 - i frattali sono un altra cosa (domenico salerno)

il frattale è un oggetto geometrico con omotetia interna cioè simile a se stesso su diverse scale, il voto non è un frattale in nessun senso. Frattale al contrario di quel che pensa lei non è qualunque elemento fratto (non intero) il frattale è fratto nel senso che la dimensione geometrica è fratta la linea ha una dimensione,il piano ha due dimensioni il volume ha tre dimensioni e così via, i frattali hanno dimensione fratta. La teoria degli eccessi sinceramente credo se la sia inventata di sana pianta e siccome lei, con ostentata superiorità, dice ai nostri politici di ristudiare la matematica delle superiori si lasci dire di studiare un po' di più prima di prendere altre cantonate.

 
14/03/2013 - Lira (Gianluca Selmi)

Nella parte finale dell'articolo si parla dell'impossibilità dello stato di agire con sovranità monetaria e quindi si propone come utile strumento quello della moneta complementare. Ma allora mi chiedo: non le pare che la moneta complementare ce l'avevamo già, garantiva la sovranità monetaria ed era la tanto bistrattata lira? Non hanno forse in gran parte ragione quelli che vorrebbero uscire dall'unione monetaria? Che senso ha creare dei sistemi di moneta complementare, per tamponare macroscopiche falle di una unione monetaria, quando bastava non farla?

RISPOSTA:

Ringrazio per l'osservazione acuta, che mi permette di chiarire un aspetto cruciale. La perdita della sovranità identifica un delitto preciso, la violazione perpetrata a danno del popolo italiano e realizzata con la violazione dell'articolo 1 della Costituzione ("la sovranità appartiene al popolo"). Invece, il principio sottostante alla necessità di un sistema di Moneta Complementare è ancora più ampio, poiché è analogo all'affermazione che sono utili, per l'economia reale, la compresenza di diversi sistemi monetari. E i rapporti tra tali sistemi devono essere utilmente regolati dal principio di sussidiarietà. Prima, avendo solo la lira, il sistema monetario era discretamente ingessato. Un gesso non adatto a tutte le economie presenti in Italia. Ora, con l'avvento dell'Euro, abbiamo indossato un gesso che non è a nostra misura, e la situazione non poteva che peggiorare duramente (come purtroppo confermano gli ultimi dati). Per questo non ritengo utile la cancellazione dell'euro (ma una profonda rivisitazione, per dare denaro fresco alle imprese e non a banche fallite); ritengo inoltre indispensabile il ripristino della sovranità monetaria, insieme alla necessità di favorire sistemi di Moneta Complementare locale, almeno a livello regionale. L'economia reale della Sicilia non è la stessa della Lombardia, così come quella della Sardegna non è la stessa di quella del Veneto, né di quella della Puglia. Solo così una azienda sarà libera di utilizzare il sistema monetario calibrato e confacente al proprio business. (Giovanni Passali)