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IL CASO/ Ecco la moneta che aiuta a scacciare la crisi

Pubblicazione:giovedì 14 marzo 2013

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Con un mio precedente articolo ho introdotto l’argomento dei frattali e delle loro proprietà come strumento utile a capire gli sviluppi della crisi economica e pure di quella politica. Nonostante i miei sforzi, a qualche lettore l’argomento non è parso chiaro e quindi cercherò di ripetere alcuni concetti con l’aiuto di ulteriori esempi. Quando la volta scorsa ho detto che “il voto è frattale” intendevo dire che lo è in rapporto alle convinzioni politiche del singolo elettore. E lo avevo detto facendo l’esempio su di me: se le mie idee politiche coincidono al 70% con quelle del partito A, al 25% con quelle del partito B e al 5% con quelle del partito C, io non posso distribuire il mio voto con le stesse percentuali. A causa del meccanismo di voto (un solo voto a un solo partito), la distribuzione conseguente sarà con il 100% del mio voto al partito A e 0% agli altri due partiti. Amplificando la situazione, se il 90% dei votanti preferisce al 51% il partito A rispetto al partito B, il partito A avrà il 90% dei voti, anche se i votanti saranno d’accordo solo sul 51% delle sue proposte politiche.

Con l’espressione “il voto è frattale” ho inteso dire che il meccanismo di voto impone una scelta che impedisce una distribuzione continua e forza una decisione, da una parte o dall’altra. Questo meccanismo “frattale” favorisce gli eccessi, come nell’esempio sopra riportato. La proprietà dei frattali di costruire distribuzioni che favoriscono gli eccessi è ben nota a quegli studiosi di matematica che hanno studiato i frattali. Ma non si tratta di una scienza occulta: è qualcosa che, nella sua semplicità, si studia al liceo. Eppure dai professoroni di economia (ma pure da tanti politici) sembra una lezioncina dimenticata.

In realtà, nel caso dei professoroni, non si tratta di un caso di scarsa memoria a lungo termine; si tratta, invece, di una precisa scelta ideologica, nonostante le ulteriori e indiscutibili scoperte della scienza economica. Si tratta di conoscenze ormai consolidate, ma che cozzano contro l’ideologia modernista e liberista oggi dominante. Mi sembra allora utile ripassare la storia di queste scoperte.

Il matematico Mandelbrot ha iniziato ha studiare i frattali negli anni Sessanta. Negli anni Settanta e Ottanta diverse sue pubblicazioni scientifiche avevano rese note le sue principali conclusioni, almeno agli specialisti. Ma negli anni Ottanta la bellezza dei frattali divenne di pubblico dominio, tanto che si diffuse un po’ la moda di riportare alcuni grafici stampati sulle magliette. Ma la ricerca non si è fermata qui.

Nel 1951 Kenneth Arrow formulò il suo celebre Teorema dell’Impossibilità. L’enunciato di quel teorema suona pressappoco così: se abbiamo una situazione di democrazia (non dittatorialità, non imposizione, universalità, ecc.), allora non esiste un sistema di votazione capace di preservare in ogni caso le scelte sociali, cioè la volontà dell’elettorato. Si tratta di uno dei gravi limiti noti della democrazia, che non a caso è stata definita il migliore dei sistemi imperfetti.


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COMMENTI
04/04/2013 - i frattali sono un altra cosa (domenico salerno)

il frattale è un oggetto geometrico con omotetia interna cioè simile a se stesso su diverse scale, il voto non è un frattale in nessun senso. Frattale al contrario di quel che pensa lei non è qualunque elemento fratto (non intero) il frattale è fratto nel senso che la dimensione geometrica è fratta la linea ha una dimensione,il piano ha due dimensioni il volume ha tre dimensioni e così via, i frattali hanno dimensione fratta. La teoria degli eccessi sinceramente credo se la sia inventata di sana pianta e siccome lei, con ostentata superiorità, dice ai nostri politici di ristudiare la matematica delle superiori si lasci dire di studiare un po' di più prima di prendere altre cantonate.

 
14/03/2013 - Lira (Gianluca Selmi)

Nella parte finale dell'articolo si parla dell'impossibilità dello stato di agire con sovranità monetaria e quindi si propone come utile strumento quello della moneta complementare. Ma allora mi chiedo: non le pare che la moneta complementare ce l'avevamo già, garantiva la sovranità monetaria ed era la tanto bistrattata lira? Non hanno forse in gran parte ragione quelli che vorrebbero uscire dall'unione monetaria? Che senso ha creare dei sistemi di moneta complementare, per tamponare macroscopiche falle di una unione monetaria, quando bastava non farla?

RISPOSTA:

Ringrazio per l'osservazione acuta, che mi permette di chiarire un aspetto cruciale. La perdita della sovranità identifica un delitto preciso, la violazione perpetrata a danno del popolo italiano e realizzata con la violazione dell'articolo 1 della Costituzione ("la sovranità appartiene al popolo"). Invece, il principio sottostante alla necessità di un sistema di Moneta Complementare è ancora più ampio, poiché è analogo all'affermazione che sono utili, per l'economia reale, la compresenza di diversi sistemi monetari. E i rapporti tra tali sistemi devono essere utilmente regolati dal principio di sussidiarietà. Prima, avendo solo la lira, il sistema monetario era discretamente ingessato. Un gesso non adatto a tutte le economie presenti in Italia. Ora, con l'avvento dell'Euro, abbiamo indossato un gesso che non è a nostra misura, e la situazione non poteva che peggiorare duramente (come purtroppo confermano gli ultimi dati). Per questo non ritengo utile la cancellazione dell'euro (ma una profonda rivisitazione, per dare denaro fresco alle imprese e non a banche fallite); ritengo inoltre indispensabile il ripristino della sovranità monetaria, insieme alla necessità di favorire sistemi di Moneta Complementare locale, almeno a livello regionale. L'economia reale della Sicilia non è la stessa della Lombardia, così come quella della Sardegna non è la stessa di quella del Veneto, né di quella della Puglia. Solo così una azienda sarà libera di utilizzare il sistema monetario calibrato e confacente al proprio business. (Giovanni Passali)