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VERTICE UE/ La carta del Quirinale per sfidare la Germania

Giorgio Napolitano (InfoPhoto) Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Un rinvio italiano farebbe saltare i nervi al governo tedesco, ma in realtà nemmeno i più rigoristi avrebbero nulla da temere: l’Italia conferma il suo attivo primario, dunque nessun aumento del debito; verrebbero solo “congelati” gli interessi che riguardano lo stock storico. Il vantaggio non è un maggior deficit spending, ma evitare che la camicia di Nesso chiamata Fiscal compact si stringa ancora. E aprire spazi per rinviare l’aumento dell’Iva a luglio, impostando con la prossima finanziaria una nuova politica fiscale che riduca la pressione tributaria nel 2014. Se poi si invertono le aspettative, torna un po’ di domanda e la produzione risale, diventa possibile guardare all’anno prossimo con più fiducia.

Un discorso di buon senso, minimalista, ma nella confusion de confusiones, in mezzo a deliri irenici che coprono giochi di palazzo (sì anche quelli grillini non sono altro che giochi di palazzo, in jeans e scarpe da ginnastica anziché in doppiopetto, ma la sostanza non cambia) ci vuole pragmatismo. Il problema è chi sarà in grado di proporre a Bruxelles questo compromesso. E così torniamo al rebus principale.

È probabile che Napolitano non possa evitare che Bersani consumi le sue cartucce in un primo tentativo di fare il governo. Poi dovrà decidere se forzare i tempi con un governo istituzionale (magari affidato al presidente del Senato) oppure lasciare Monti e abbreviare i tempi per eleggere il nuovo capo dello Stato. Dunque, appare sempre più chiaro che la partita decisiva, il grande gioco, riguarda il Quirinale.

Il nuovo presidente della Repubblica è la vera cartina di tornasole e, con tutta probabilità, dovrà indire nuove elezioni. A quel punto molte cose potranno cambiare. Esiste un radicato senso comune secondo il quale senza nuova legge elettorale, tutto sarebbe inutile. Certo, sarebbe complicato, ma inutile no. È chiaro che l’Italia, ormai, ha un amplissimo elettorato fluttuante che sceglie anche all’ultimo minuto, in funzione dell’offerta politica che trova. E se si presenta Renzi, l’offerta cambia. Il Pd perderebbe a sinistra, ma prenderebbe anche una parte di voti finiti a Grillo per pura protesta anti-Bersani. Lo stesso centrodestra sarebbe costretto a tener testa alle novità, non potendo riproporsi tale e quale.

Nel frattempo, bisogna tener duro per schivare nuove tempeste finanziare. E offrire, fin da oggi, qualche indicazione chiara.

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