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CAOS CIPRO/ Sapelli: una troika "ucciderà" l’Europa

Pubblicazione:martedì 19 marzo 2013

La sede della Commissione europea (InfoPhoto) La sede della Commissione europea (InfoPhoto)

Nel 1974 le truppe turche, sotto il comando del governo di Bülent Ecevit, segretario generale del partito ataturkiano, allora aderente all’Internazionale socialista, invasero Cipro. Era il punto culminante di una lunga crisi che sconvolgeva la storia di Cipro sin dalla Seconda guerra mondiale e che aveva avuto una prima acme con l’avvento della dittatura dei Colonnelli che appunto in quell’anno terminava. Le tensioni tra la popolazione greca e la minoranza turca erano andate via via crescendo e i militari greci avevano fomentato i risentimenti dei greci verso i turchi.

L’arcivescovo Makarios tentò nel luglio del ’74 di liberarsi dal controllo del governo ateniese, ma il suo sforzo altro non fece che rafforzare il governo dei militari greci a Cipro e indusse i turchi, che sino ad allora erano rimasti a guardare il conflitto intergreco, a invadere l’isola. Va ricordato che questo intervento diede il colpo finale alla già traballante giunta militare greca. Ma i turchi avevano già proclamato una repubblica turca di Cipro Nord, che ancora oggi divide l’isola con una sorta di cortina di ferro guardata a vista dalle forze dell’Onu.

In tutto questo cruciale processo, gli inglesi hanno sempre mantenuto le loro basi militari nell’isola, da sempre una colonia britannica con una popolazione che all’80% si considerava greca e per il 20% turca. Gli inglesi di fatto hanno sempre appoggiato i turchi rifiutando l’Enosis, il ricongiungimento, che i greci sempre sostenevano storicamente. Il “divide et impera” britannico si rendeva manifesto anche in mezzo al Mediterraneo. La posizione inglese di fatto prevalse, anche se nell’agosto del 1960 essi diedero l’indipendenza all’isola e Makarios divenne ufficialmente presidente di Cipro che entrava a far parte del Commonwealth.

Ricordo questi fatti per dire che Cipro non è un’isola sperduta in mezzo al Mediterraneo, ma è invece il riflesso speculare delle contraddizioni europee. In primis, è un segmento della tragedia greca che si sta svolgendo sotto i nostri occhi grazie alla politica dell’austerità dell’Ue. In secundis, esprime bene il dramma della Turchia che, dopo la sua finalmente riacquistata identità ottomana, e quindi islamista moderata, continua a trovare dinanzi a sé l’ostilità franco-tedesca che impedisce a un Paese fondatore della Nato, e che ha un trattato militare con Israele, di aderire all’Unione europea dopo che già nel 1983 il grande primo ministro turco Ozal, che guidò il primo governo civile dopo il ciclo delle dittature militari intermittenti, ne aveva fatto una spontanea ed elaborata richiesta in un libro sull’Europa e la Turchia che resterà famoso.


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COMMENTI
19/03/2013 - troika o no (Diego Perna)

Vorrei rassicurare il Dott. Sapelli, di cui condivido sempre le analisi, che a prescindere da Cipro, vistii i chiari di luna degli ultimi anni e la situazione economica italiana in via di peggioramento continuo ma non proprio lento, se avessi avuto dei risparmi in banca , da tempo li avrei trasferiti, come tanti lo hanno giá fatto in porti piú sicuri. Credo che molti mld abbiano giá trovato la via di altri paesi, questo avviene anche per gli investimenti, vedi delocalizzazione delle imprese e quindi di beni e lavoro. Sarei curioso poi di sapere quanti risparmi degli italiani sono tutelati e in che percentuale vistoche le leve bancarie sono al di sotto del 10 % e che apunto dovrebbe intervenire anche se indirettamente la troika o la bce che é lo stesso.