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FINANZA/ Ora anche l’Islam diventa una "miniera d’oro"

Pubblicazione:martedì 19 marzo 2013

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In Turchia, stando a dati dello scorso giugno, operano solo quattro banche islamiche, con assets totali di 61 miliardi di lire turche (33,9 miliardi di dollari), un misero 4,8% di tutti gli assets bancari nazionali, mentre nel Stati del Golfo queste istituzioni detengono un quarto delle quote di mercato totali. Inoltre, il 34% dell’export turco nel 2012 si è indirizzato verso Medio Oriente e Nord Africa, quindi appare scontato che anche a livello finanziario e di investimenti esteri Ankara guardi in quella direzione, soprattutto per quanto riguarda il settore dell’emissione di debito. Inoltre, i sukuk potrebbero a breve aiutare le banche turche a raggiungere i requisiti di ratio del capitale necessari in base alle nuove regolamentazioni globali, visto che essendo i sukuk strumenti legati a un asset, in alcuni casi possono essere trattati come forma di capitale nei bilanci bancari, a differenza dei bonds tradizionali che sono debiti allo stato puro. Insomma, le banche possono emettere sukuk come prestiti sul capitale, in modo tale che possano essere considerati come equity nel ratio di capitale Tier 2.

E per quest’anno ci si aspetta la prima emissione di un sukuk corporate non finanziario nel Paese, soprattutto a livello interno, poiché se gli investitori internazionali vorranno avere certezza sul rating di credito a livello di investment grade, le aziende turche nel mercato interno potranno attirare investitori con sukuk denominati in lira turca. Il problema, almeno in Turchia, è di natura fiscale, visto che il sukuk in quanto tale presuppone due o più trasferimenti degli assets sottostanti - uno al momento dell’emissione e un secondo alla maturazione - e quindi può essere tassato più volte, rendendo l’investimento meno attraente: per ora, il governo turco ha esentato dalla tassazione multipla solo lo ijara sukuk, non altre strutture.

Certamente, però, un cambio di legislazione, anche a fronte dell’interesse e del successo della prima emissione sukuk, non pare impossibile, tanto più che i fondi pensione islamici, che già offrono prodotti conformi alla legge coranica, appaiono molto interessati a questi strumenti per diversificare il loro portafoglio di reddito fisso. Non è un caso che all’annuale KL Conference on Islamic Finance che si terrà oggi e domani a Kuala Lumpur in Malesia, l’argomento di dibattito sarà “Il ruolo della Turchia nel mercato del capitale islamico”.

 

P.S. Vi chiederete perché, dopo averne parlato tanto nei mesi scorsi, non ho affrontato il tema di Cipro, ora che è giunto sulle prime pagine di tutti i media. Nessun snobismo. Primo, mi è sembrato giusto occuparmi del tema della finanza islamica, proprio mentre si sta tenendo il più importante congresso mondiale sul tema. Poi, la volontà di scrivere qualcosa su Cipro quando sarà chiaro se la portata sistemica della scelta suicida compiuta da Ue, Fmi e Bce porrà a rischio l’intera eurozona subito (attraverso una spaventosa e generalizzata bank run nei paesi periferici, innescata proprio dai fallimenti delle banche cipriote, visto che dopo l’esproprio forzoso i circa 60 miliardi di dollari di cittadini e imprese russe a Cipro saranno liberi di andare altrove) o dal prossimo autunno (quando i nodi del debito faranno saltare il banco una volta per tutte).

Ieri si è tenuta una conference call dell’Eurogruppo per modificare l’impianto del salvataggio (il ministro dell’Economia tedesco Rosler ha proposto un’esenzione per i depositi sotto i 25mila euro e il contemporaneo aumento dell’aliquota per quelli sopra i 100mila), domani le banche cipriote riapriranno (forse), il Parlamento si sarà (speriamo) espresso sulla proposta di esproprio forzoso sui conti correnti e sapremo se la Russia - per tutelare i suoi connazionali - interverrà con un prestito.

A oggi posso dirvi solo tre cose. La prima è che il nuovo Presidente dell’Eurogruppo, interrogato sulla possibilità che una decisione simile possa essere presa anche per Grecia, Spagna e Italia in caso di necessità non ha detto no: si è limitato a dire che la questione non è al momento sul tavolo. La seconda: in un report pubblicato domenica, Commerzbank suggeriva (senza che nessuno glielo avesse chiesto) una patrimoniale del 15% sugli assets finanziari per abbattere lo stock di debito italiano. Infine, ieri i bonds tedeschi sono gli unici a essere andati in rally, beneficiando dello shock cipriota e spedendo il rendimento del titolo biennale sotto lo zero. Ah, scordavo: si comincia a parlare di una nuova ristrutturazione del debito greco, questa volta che coinvolga anche le detenzioni obbligazionarie della Bce. Bene, se alla distruzione del principio della libera circolazione del denaro e dell’intangibilità della proprietà privata, uniremo anche quella della seniority garantita ai bonds detenuti da investitori cosiddetti “ufficiali”, l’Ue è morta. Cipro è solo il canarino nella miniera.



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