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FINANZA/ Spagna e Francia: non c’è solo Cipro a far tremare l’Europa

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Tanto più che i depositi sia personali che corporate dalla Russia verso Cipro non sono iniziati ieri, ma dal 1991, quando collassò l’Unione Sovietica: soltanto le banche russe hanno dirottato 12 miliardi di dollari presso banche cipriote, stando a dati della fine del 2012, cifra che sale a 19 miliardi con i depositi corporate e che sale ancora includendo il denaro che arriva da ex Repubbliche sovietiche come Ucraina e Kazakistan.

Solo ora ci accorgiamo di tutto questo e ci indigniamo? E, soprattutto, essendo quello di Cipro un problema europeo, perché si festeggia se per risolverlo bisogna sperare nell’intervento russo, visto che Mosca non mi pare nell’Ue? Solo perché, come al solito, si rimanda il problema di un po’ e ci si bea delle aste sempre piene grazie alle riserve in eccesso della Fed per le filiali Usa delle banche europee? Quanto accaduto, purtroppo, ha segnato un precedente destinato a restare, a cambiare per sempre la percezione delle cose.

Venerdì scorso, infatti, l’Ue ha messo le mani d’imperio nei conti correnti dei suoi cittadini: lasciate stare che poi, come al solito, si sia resa conto dell’idiozia combinata e abbia fatto una parziale marcia indietro, d’ora in poi i cittadini dei paesi a rischio vivranno con l’incubo di banche chiuse, transazioni bloccate, bancomat fuori uso. E sapete cosa vi dico? Fanno bene. Già, perché nonostante il ministro dell’Economia spagnolo, Luis De Guindos, ieri abbia solennemente dichiarato in Senato che i depositi bancari fino a 100mila euro sono sacri e che i risparmiatori spagnoli devono stare calmi, si scopre che la Spagna ha già cambiato le sue leggi costituzionali in modo da poter introdurre un “moderato prelievo forzoso” sui depositi bancari, un qualcosa che fino alla riforma era vietato dalla legge iberica.

Nonostante si dica che la misura sia unicamente formale e destinata alle Generalitat che abbiano fallito il loro obiettivo di raccolta del gettito fiscale, è stato il ministro delle Finanze e della Pubblica amministrazione in persona, Cristobal Montoro, a definire in un’intervista con El Pais «necessario porre in Costituzione questo prelievo per una questione di standardizzazione delle politiche fiscale delle varie regioni» e a rendere noto che si sta lavorando alle aliquote da imporre. Insomma, una conferma, oltre che una palese violazione del diritto di libera circolazione dei capitali in Europa: comunque state tranquilli, è solo una questione formale. Posta però in Costituzione e che richiama in maniera inquietante la Tequila Crisis e le mille rassicurazioni di Zedillo, l’ultima delle quali fornita ai cittadini messicani la notte prima della svalutazione...


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