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CASO CIPRO/ Così l’Italia può evitare lo "scippo" dell’Europa

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Ormai, nel disegnare i piani di salvataggio - per dirla con Alessandro Fugnoli di Kairos - “si agisce senza regole. In Grecia si colpiscono le obbligazioni del sovrano e si salvano quelle delle banche. In Irlanda e Spagna si fa il contrario. A Cipro tocca ai correntisti, mentre i bond del sovrano non vengono toccati. All’Italia, se mai sarà il caso, toccherà una patrimoniale universale, sulla quale si esercitano da due anni numerosi uffici studi tedeschi”.

Già, perché mentre l’Italia era impegnata in una contesa elettorale demenziale, in cui si mescolano inni alla decrescita, rimborsi dell’Imu o priorità come la legge sul conflitto di interesse, in Germania da mesi si dibatte sui quattrini da versare per Cipro: poco più di un miliardo, mica molti di più dei 750 milioni che toccherà versare all’Italia che ha promesso 125 miliardi di dotazione per il fondo Ems. Ma da noi questi temi, così inefficaci in un talk show elettorale condotto da qualche comico, non sono considerati perché “non bucano lo schermo”.

Eppure è il caso di svegliarsi anche se, ahimè, siamo già fuori tempo massimo. Per nostra fortuna, la congiuntura internazionale positiva protegge l’Italia da attacchi speculativi, a partire dal sistema bancario, il modo più facile per aggredire il debito italiano in un anno di richieste modeste dal Tesoro. Inoltre, nei fatti, l’Europa alla tedesca sta lentamente ripudiando l’austerità: gli obiettivi di disavanzo sono stati spostati in avanti nel tempo e tutto fa pensare che non verranno nemmeno rispettati. E così Mario Monti, che deve buona parte del suo flop elettorale all’austerità, può far sapere a proposito del pagamento dei crediti alle imprese, di aver avuto il via libero dall’Ue a dimostrazione che “il rispetto delle regole prima o poi paga”. Purtroppo per lui, più poi che prima.

Ma fino a quando reggerà la tregua? Non ci sono garanzie contro gli incidenti di percorso che, sulla strada europea, si presentano a ogni curva. La via più saggia, per evitare inciampi rovinosi, consiste nella creazione di un governo di unità nazionale capace di trattare con l’Europa la ristrutturazione del nostro debito prima che a imporcelo in modo più duro siano i mercati. In parallelo è necessario introdurre un ventaglio di riforme con un denominatore comune: favorire gli investimenti internazionali, garantendo protezione giuridica, corsie burocratiche agevolate e trattamento fiscale competitivo. Oltre a un patto sociale ben definito: meno trattenute, in prospettiva, sulla busta paga (quindi meno spesa per far marciare la macchina pubblica), più flessibilità nell’orario in cambio di più sicurezza del posto.