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CREDITO IMPRESE/ Il piano del governo e la delusione di Squinzi: non era quello che volevamo

Il piano del governo sui debiti della Pubblica Amministrazione con le imprese, stimati in 71 miliardi di euro, non convince il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

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Il piano del governo sui debiti della Pubblica Amministrazione con le imprese, stimati in 71 miliardi di euro, non convince il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. “Non era quello che volevamo”, ha detto, “ci aspettavamo di più dal punto di vista dell'entità dei rimborsi e della loro rapidità. Noi avevamo quantificato in 48 miliardi la cifra da considerare, mentre il governo ha indicato la liquidazione di 40 miliardi in due anni. È certamente positivo che il provvedimento sia stato concretamente annunciato, ma aspettiamo prima di dare un giudizio definitivo perché dobbiamo studiare bene il testo. Vorremmo che ci fossero chiarezza, rapidità e trasparenza, cioé che l'attività documentale fosse semplice“. Il numero uno di Viale dell'Astronomia ha dichiarato anche che “il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione per 48 miliardi di euro avrebbe portato nell’arco di 5 anni alla creazione di 250 mila posti di lavoro. Nel nostro Paese il problema del lavoro è centrale, la disoccupazione è arrivata al 12%, quella giovanile al 40% e come imprenditore e cittadino sono angosciato da questa situazione”. Quello che Confindustria suggerisce è "una terapia d'urto nei primi cento giorni del nuovo governo che porterebbe alla fine dei cinque anni una crescita che può arrivare al 3 per cento e che ridurebbe il debito della nostra amministrazione, ma soprattutto porterebbe alla creazione di 1,8 milioni di posti di lavoro". "Noi - ha detto Squinzi - abbiamo preparato un progetto per l'Italia che deve crescere e ci sono una serie di interventi che avevamo definito di terapia d'urto nei primi cento giorni, che essenziamente incidono sul costo del lavoro. Abbiamo anche una serie di altri provvedimenti che noi suggeriamo al nuovo governo". Il piano è stato commentato anche dal vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, secondo cui l'Italia “deve fare uno sforzo per pagare tutti i debiti” della Pubblica amministrazione. Quello che serve, ha spiegato Tajani, è “un piano una tantum” per rimettere in moto l'economia reale. Definendo comunque “positivo” quanto fatto dal governo, Tajani ha però sollecitato l'Italia “a fare di più e in fretta”.

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