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INDAGINE/ La casa ci fa più ricchi dei tedeschi? Attenti, è una trappola…

Pubblicazione:sabato 23 marzo 2013

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La loro preoccupazione è minore perché un conto è avere un’aspettativa di un reddito che uno si deve guadagnare ogni anno e spera che sia sempre alto, un conto è sapere di possedere qualcosa. In fondo chi ha un patrimonio un po’ più alto, ce l’ha, è lì, può anche perderlo, ma in qualche modo rischia meno. Mentre il reddito va prodotto e ci devono essere le condizioni per produrlo, chi ha un patrimonio decente in qualche modo rischia meno e forse è anche meno preoccupato.

 

Il presidente della Confcommercio ha previsto che quest’anno avremo 4 milioni di poveri. Ha detto anche che la crisi economica si sta trasformando in crisi sociale. Cosa c’è di vero?

Intanto è un osservatorio importante, perché ha il polso della situazione di tanti piccoli imprenditori, commercianti, famiglie che sentono in maniera pesante la crisi. Credo sia vero che il calo dei consumi, statisticamente accertato, abbia provocato, soprattutto nel piccolo commercio situazioni molto critiche: molti piccoli negozi hanno chiuso e dietro alla chiusura di un negozio c’è il lavoratore dipendente licenziato disoccupato e il rischio di forti impoverimenti. Il fatto che questo allarme venga da chi ha il polso di una categoria che in un certo senso è più esposta, perché non ha gli ammortizzatori sociali che in fondo hanno i lavoratori dipendenti, direi che è un ammonimento importante che non può essere ignorato.

 

Dall'inizio della crisi, il prodotto lordo è crollato di oltre 100 miliardi in termini reali, e questo per un tonfo della domanda interna superiore ai 140 miliardi di euro a fronte di un contributo positivo delle esportazioni di circa 40 miliardi. Ci ritroviamo in questo quadro descritto dalla Confcommercio?

Sì, il periodo è quello, lo si vede da tanti indizi. Il salto tra il 2007 e cinque anni dopo è piuttosto evidente da diversi punti di vista.

 

Quali?

Ragionando da demografo dico che l’attrazione migratoria è calata. Ora se gli stranieri, tanto per fare un esempio, non sentono più il bisogno o l’interesse a stare in Italia come succedeva prima, qualcosa vorrà dire. E poi sono diminuite progressivamente anche le stesse nascite: in Lombardia, ad esempio, dal 2007 a oggi su 85mila nascite se ne sono verificate 8mila in meno. Da parte delle famiglie c’è la percezione delle difficoltà e quindi la preoccupazione nel far nascere un figlio.

 

Detto questo, come si esce da questa pesante crisi, economica e sociale?


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