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CASO CIPRO/ Forte: l'Italia pagherà per un altro errore della Germania

Pubblicazione:martedì 26 marzo 2013

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Questa scelta equivale a invitare a portare i capitali al di fuori dell’Unione europea, o a non lasciare più di 100mila euro in banca. Anche perché un cittadino potrebbe scegliere di destinare i suoi risparmi a dei fondi di investimento anziché lasciarli nei depositi bancari. Questa è la tradizione della tassazione patrimoniale a carico di coloro che sono definiti ricchi perché hanno più di 100mila euro, tra l’altro senza considerare nemmeno il patrimonio complessivo ma soltanto i singoli cespiti.

 

Sarebbe stato meglio se anche Cipro avesse introdotto l’Imu?

Si tratta di scelte che non sono poi così differenti tra loro, se non per il fatto che gli immobili non possono fuggire all’estero mentre i capitali sì. Ovviamente l’imposta sui depositi che sarà introdotta da Cipro è molto più gravosa dell’Imu, ma resta il fatto che tanto l’una quanto l’altra sono inaccettabili, anche se i tedeschi ne sono entusiasti in quanto serve loro per la propaganda elettorale. C’è però una certa incoscienza in operazioni di questa natura, al punto che sarebbe bene che l’Italia si dissociasse.

 

Resta il fatto che la situazione delle banche di Cipro è molto preoccupante.

La scelta che andava introdotta era del tutto diversa, e consisteva nello stabilire che la Bce deve sorvegliare le banche di tutta Europa. Fin dall’agosto 2011, in seguito alla crisi italiana, si è posto il problema dell’architettura bancaria europea ed era quello il momento giusto per introdurre i controlli della Bce. Se non lo si è fatto, ed è stata una scelta tragica, è perché la Germania si è opposta in quanto quei controlli le davano fastidio.

 

Quali sono state le conseguenze di questa scelta?

L’intero sistema perverso che si è creato in Europa ha a che fare con il fatto che non si sono volute controllare le banche e le loro speculazioni. Dopodiché si adottano degli espedienti grotteschi, contrari all’economia di mercato, come tassare i depositi bancari. Un piano che riflette una visione espropriativa che niente ha a che fare con l’economia di mercato e di concorrenza, ma soltanto con una disordinata economia capitalistica neo-mercantilistica. Non può essere questa l’Europa che desideriamo.

 

(Pietro Vernizzi)



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