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FINANZA/ Cipro, la "polpetta avvelenata" per l’Italia

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«Le restrizioni sul movimento dei capitali a Cipro dureranno soltanto alcuni giorni. La situazione di Cipro, in ogni caso, è eccezionale perché nessun altro Paese in Europa ha una dimensione del sistema bancario simile rispetto all’economia nazionale. Adesso l’Ue ha un sistema di regole e di strumenti per poter fronteggiare le crisi finanziarie e bancarie». Parole, musica e panzane accessorie del commissario Ue al mercato interno Michel Barnier in persona, il quale si è premurato di non precisare quanti giorni potrà durare questa violazione istituzionale delle regole (ricordo poi sommessamente a Barnier che il Lussemburgo governato dal suo amico Juncker ha un sistema bancario ben peggiore di quello cipriota).

Direte voi, accidenti l’alternativa era l’uscita di Cipro dall’euro! Signori, con questo accordo Cipro è DI FATTO uscita dall’euro. E non lo dico io, ma un’economista come Tyler Cowen sul suo blog, dove ha pubblicato quanto segue: «I controlli sul capitale dovranno essere stretti. E quindi quale sarà il prezzo di un euro di Cipro rispetto a un euro tedesco? Del 50% in meno? Io questo lo chiamo l’abbandono dell’euro da parte di Cipro, mantenendo però formalmente l’euro per salvarsi la faccia. Imponendo restrizioni sulla movimentazione monetaria, un euro di una banca cipriota non vale nei fatti come un euro in una banca tedesca». Dello stesso avviso Ed Conway, giornalista economico di punta di Sky News, a detta del quale «se i controlli sul capitale verranno fatti in modo appropriato, è la fine del sistema monetario come lo conosciamo. Questo perché un euro all’interno dei confini di Cipro, d’improvviso, non varrà come un euro in Germania e, paradossalmente, nemmeno come uno in Grecia. C’è una regola fondamentale nella politica economica, ovvero che una nazione deve scegliere due ma non tre delle seguenti opzioni: politica monetaria indipendente (ovvero fissare i propri tassi d’interesse), un tasso di cambio fisso o la libera circolazione di capitali. Gli economisti la chiamano “la trinità impossibile” o “trilemma”, perché non puoi mai avere le tre opzioni insieme. Se Cipro sta per abbandonare la libera circolazione di capitali, il prossimo passo logico a livello economico è quello di avere la propria politica monetaria indipendente, in altre parole abbandonare la moneta unica, l’euro».

Inoltre, ci sono le già citate implicazioni politico-diplomatiche con Mosca, la quale non si è affatto arrabbiata per l’accordo raggiunto, visto che il premier, Dimitry Medvedev, si è limitato a commentarlo così: «Stanno continuando a rubare quello che hanno già rubato». No, non si è arrabbiato per nulla, nemmeno Putin immagino. Chi invece appare turbato è il vice-premier, Igor Shuvalov, il quale prima ha detto che le perdite per i depositari russi non sono ancora chiare nei termini e poi ha inviato il seguente messaggio in bottiglia: «L’unità cipriota della banca russa e controllata dallo Stato, VTB, non sarà affatto colpita dalle misure decise dal governo di Nicosia. Inoltre, quanto sta accadendo è un buon segnale per tutti coloro i quali stavano pianificando di spostare il loro capitale nelle banche russe. Abbiamo banche davvero stabili nel nostro Paese». E il fatto che a metà pomeriggio, ieri, sul mercato c’era qualcuno che comprava rubli come se non ci fosse un domani, spedendo il cross euro/rublo al peggior tonfo da inizio anno, dovrebbe farci riflettere.