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FINANZA/ Cipro, la "polpetta avvelenata" per l’Italia

Pubblicazione:martedì 26 marzo 2013

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Direte voi, bisognava pure salvarla Cipro? Certo, salvarla, non condannarla a morte lenta stile greco. Anche perché ieri mattina, appena diffusi i particolari dell’accordo, gli analisti di Societe Generale hanno fatto quattro conti e poi diramato il seguente report. «La nostra previsione per il Pil di Cipro è di un calo del 20% da qui al 2017, un calcolo che era sì già frutto di fattori precedenti, ma che deve ancora valutare e scontare l’impatto dello shock generato dalle ultime due settimane di incertezza politica e finanziaria. I rischi per Cipro sono chiaramente quelli di un peggioramento e Nicosia avrà bisogno di ulteriore assistenza finanziaria». Altro che parabola islandese, con ritorno alla crescita in tre anni: per tenersi quell’invenzione geniale dell’euro, Nicosia sarà in depressione nera per almeno i prossimi quattro anni!

Ma c’è dell’altro, che non vi hanno detto e che non leggerete sui giornali. Perché, a parte per salvare la Merkel dal voto di settembre, si è scelta la strada dell’haircut sui conti correnti e non si è mai nemmeno pensato per un istante di toccare i detentori di bonds? Semplice, molti dei bonds sovrani ciprioti sono piazzati come collaterale presso la Bce o il programma Target2. E perché allora non si è intervenuti sui bonds delle due principali banche cipriote? Semplice, stessa risposta: sono piazzati come collaterale presso la Bce o il programma di finanziamento Target2. Insomma, quel debito è garantito dal governo di Cipro, quindi se le due banche vanno di default chissenefrega, visto che il debito sovrano ha garanzia statale, ma se è il Paese ad andare in default e abbandona l’Ue - condizioni se si abbandona l’euro - uno staterello come Cipro farebbe dissolvere tutto il capitale equity della Bce, stante gli 11,6 miliardi di dollari di collaterale garantito dal governo di Nicosia presso l’Eurotower. Ma tranquilli, “Cipro è salva”, come gridavano ieri i telegiornali. E come ha confermato la Borsa, con i titoli bancari in picchiata (Intesa, Unicredit e Banco Popolare sospese per eccesso di ribasso a due ore dalla chiusura delle contrattazioni ma anche Telecom, Mediobanca, Mediaset, Finmeccanica e Ubi).

Eh sì, perché non appena incassato il plauso per l’accordo-farsa, il presidente dell’Eurogruppo ha lasciato intendere che per evitare in futuro nuovi casi Cipro, l’eurozona dovrà affrontare un nuovo, duro regime bancario e regolatorio: «Quello di Cipro è un modello per l’Ue», ha dichiarato. E ancora, sempre dalla bocca di Dijsselbloem in persona: «Se il bail-in delle banche funziona, la ricapitalizzazione diretta della banche attraverso il fondo Esm potrebbe non essere più necessaria. Le banche devono essere in grado di salvare loro stesse». Pensate che saranno colpite le banche lussemburghesi da questa granata in uno stagno? Io no, anche perché il Lussemburgo non è un Paese periferico e non è in fila per un salvataggio che, parole del capo dell’Eurogruppo, d’ora in poi non graverà solo sulle casse dell’Ue, ma anche sui conti correnti dei cittadini dei paesi che chiederanno aiuto: basta fondi di salvataggio, gli Stati salvino le banche o le casse statali con un bel prelievo al portafoglio dei loro cittadini-contribuenti-depositari e la politica di controllo sui capitali.

Pochi minuti dopo quelle parole e le Borse di Milano e Madrid sono sprofondate, trascinate al ribasso - guarda caso - dai titoli bancari. Ma anche un’altro indice è crollato a piombo, una volta sentite queste parole riguardo la non intangibilità delle banche. Quale? Lo SMI, l’indice della Borsa di Zurigo: come scrivevo venerdì, il vaso di Pandora di Cipro rischia di colpire la Svizzera, sul timore di una fuga di capitali.

 


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