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ADDIO EURO/ Bagnai: come uscirne (senza danni) per non farsi rapinare dall'Europa

Pubblicazione:giovedì 28 marzo 2013

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Arrivati a questo punto non credo si possa più ragionare in termini di paesi che devono lasciare la moneta unica, ma semplicemente far capire che l’euro è una moneta ormai insostenibile per la zona che l’ha applicata. I motivi sono tanti, ma ormai è chiaro che il prossimo problema è puramente politico e riguarda la gestione di come superare questo errore.

  

Superare l’errore significa tornare indietro?

 Non necessariamente, ma senza dubbio superare gli errori è sempre una cosa positiva. Qualcuno immagina addirittura un recesso della Germania che, a detta di tutti i massimi economisti mondiali, finora ha tratto solamente benefici da questa vicenda. Adesso, però, potrebbe cominciare a vedere con sospetto il fatto che i suoi mercati di sbocco nel sud d’Europa stiano tutti crollando, rischiando quindi di trascinarla a fondo con loro. Gli scenari sono molteplici, ma è una situazione che deve essere risolta al più presto.

 

Lei ha detto che le ragioni di tale insostenibilità dell’euro sono molteplici. Quali sono le maggiori?

I motivi sono essenzialmente due e sono complementari. Quando si blocca il cambio accadono essenzialmente due cose: nei paesi periferici della eurozona, quelli solitamente più arretrati in termini economici, normalmente la competitività peggiora. Il fatto di avere il cambio fisso, inoltre, significa che il cambio non può essere aggiustato alle variazioni dei prezzi, quindi è ovvio che piano piano la competitività di prezzo di tali Paesi cali notevolmente. Detto in parole semplici, agli abitanti di questi Paesi è stata data una moneta che è troppo forte rispetto alla loro economia, e questo li incita a vivere al di sopra dei loro mezzi comprando molti beni all’estero. Ai paesi del centro Europa questo ovviamente fa comodo, perché con tali spese dei Paesi di periferia sostengono la propria industria.

 

Il secondo motivo complementare?

Quando il cambio è bloccato, i prestiti da un Paese a un altro non scontano il rischio di cambio e quindi può accadere una cosa sola: il nord Europa presta ai paesi del sud, con estrema larghezza, somme che vengono utilizzate per acquistare i beni del nord. I Paesi del nord traggono dunque due vantaggi: uno in termini di profitti industriali e uno in termini di profitti finanziari. Questo gioco si è purtroppo inceppato per due motivi.

 

Quali?


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COMMENTI
28/03/2013 - Concordo: sì all'uscita dall'euro (Carlo Cerofolini)

Concordo al 110% con la necessità di uscire subito dall’euro - se non vogliamo finire in rovina irrimediabilmente - del resto anche un recente studio fatto per la banca d’affari Merrill & Lynch afferma che ci conviene e che a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania, che furbescamente trae giovamento dall’imporci regole iugulatorie.

 
28/03/2013 - Richiesta al prof. Bagnai (Luca Solari)

Trovo imbarazzante che l'argomentazione che viene portata avanti sia sostanzialmente tautologica: ovvero, poiché io lo sostengo, è così. Sarebbe stato utile, forse, che per una volta il Professor Bagnai avesse abbandonato enfatici slogan e avesse presentato le sue argomentazioni in maniera specifica e non analogica. La storiella dell'analogia con gli anni '90 è già stata ampiamente sbugiardata, perché dimentica molti particolari di contesto che oggi sono cambiati.