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FINANZA/ Dominick Salvatore: la Bce può salvare l’Italia, basta "convincere" Draghi

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Per esempio, la riforma del lavoro. Alcune cose sono state fatte, ma con questa disciplina è impossibile operare. Poi le infrastrutture: sappiamo quanto siamo indietro rispetto ai paesi più industrializzati del G5 e del G7. Gli investimenti esteri in questo Paese sono la metà di quelli in Spagna, non abbiamo grandi imprese (9 su 500 sono grandi imprese in Italia, in Inghilterra 26, in Germania e Francia 22). È vero, abbiamo la Pmi, ma nell’economia globale diventa sempre meno importante e fatica a valorizzare le sue innovazioni, perdendole… quando va in Cina è un bagno di sangue. Per intenderci, quando Volkswagen va in Cina, ci va come sistema: con le sue banche e i suoi fornitori. Allora è inutile dire che bisogna fare le riforme quando non si conosce l’entità del problema… quello che si è fatto a oggi in materia di mercato del lavoro è assolutamente insufficiente.

 

E poi?

La scuola: rispetto alle graduatorie internazionali, l’Italia è all’88° posto su 133 nazioni. Ci vuole tempo per risolvere problemi accumulatisi negli ultimi 20 anni. Il problema è che quando si fanno riforme strutturali, si vedono subito i costi e poi i benefici: questo è il motivo per cui si fa fatica a fare riforme in periodo congiunturale. Quindi la cosa fondamentale è risolvere il problema politico e rispondere alla recessione. Altrimenti l’Italia continuerà a essere fanalino di coda nella crescita. È auspicabile che il sindacato intelligente collabori con le imprese per quell’aumento di produttività che può giustificare e valere aumenti di salario.

 

Il debito totale di un sistema economico di un Paese è fatto di quattro debiti: quello pubblico, quello privato delle famiglie, quello delle imprese e quello delle banche. Se i debiti delle famiglie e delle imprese non vengono pagati, diventano debiti delle banche, che per non esser lasciate fallire diventano debito di stato.È ciò che è successo negli Usa dal 2008, dove son saltate le banche e lo Stato per salvarle ha di fatto “nazionalizzato” il debito privato trasformandolo in pubblico. Da questo punto di vista la situazione italiana non è certamente la peggiore. Lei crede che anche noi corriamo un simile rischio?

 È vero, l’Italia possiede ricchezza pubblica e privata. Ci sono nazioni che pur avendo un debito pubblico inferiore all’Italia sono meno ricche. Solo che il sistema politico e amministrativo è disastroso, fatto di regolamenti inutili e nocivi che non permettono agli imprenditori di crescere. Anzi, questi vedono portarsi via know how e innovazione. La verità è che abbiamo Piccole e medie imprese che sono dei gioielli, ma non sono sufficienti a trainare l’economia. La cosa è più grave di quanto sembri e si sta assistendo a uno smantellamento dell’economia e dell’industria italiana.

 

Tra rappresentanti delle Istituzioni che minacciano di occupare le fabbriche e la carenza di politiche industriali, come può fare l’Italia ad attrarre capitali esteri?

 Attenzione, perché dovremmo essere noi a valorizzare i nostri gioielli che invece ci facciamo soffiare dagli investitori stranieri, i quali dovrebbero invece investire in settori da noi meno coperti. Tutte le catene dei grandi alberghi sono possedute da investitori stranieri. Ciò significa che lasciamo esportare a basso costo competenze e profitti. Anche chi ha interesse nel migliorare la situazione spesso non conosce la teoria economica, e senza la conoscenza della teoria è come entrare in una sala buia e cercare l’interruttore della luce. Certo, poi bisogna conoscere il mondo reale e ci vuole anche un po’ di buon senso. In Italia spesso gli economisti si compiacciono della loro conoscenza astratta, gli uomini di economia e finanza spesso ignorano la teoria, chi conosce entrambe le prospettive spesso manca di buon senso… È una vera ingiustizia, perché in Italia ci sono intelligenza e grandi capacità.

 

A proposito di Usa, la Federal Reserve sta tuttora attuando una politica espansiva convinta che ciò dia dei buoni risultati sull’occupazione. È proprio così?