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FINANZA/ Dominick Salvatore: la Bce può salvare l’Italia, basta "convincere" Draghi

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

La politica espansiva della Fed ha avuto buoni esiti durante la recessione, ha cioè evitato che questa diventasse più profonda. Se non ci fosse stata una politica monetaria e fiscale di forte espansione, la recessione sarebbe diventata una grande depressione. Alcuni sostengono che il tasso di disoccupazione è diminuito, è sceso infatti dal 10% al 7,8%. Si tratta però di una diminuzione artificiale, che non indica la situazione reale del mercato del lavoro. Tuttavia ora il problema è strutturale, non c’è più recessione ma si cresce troppo lentamente: servono risposte strutturali. Non è un problema congiunturale, ma Obama continua a rispondervi con politiche congiunturali.

 

Per quale motivo si tratta di una diminuzione artificiale?

Durante gli ultimi 3 anni il 5% delle forze lavorative ha abbandonato il mercato del lavoro. Vale a dire che tali forze hanno smesso di cercare lavoro, non sono più disoccupati. Quindi il tasso di partecipazione al lavoro è diminuito di 5 punti… questi lavoratori non cercano più, non sono più disoccupati ma sono inattivi. Quindi bisogna tenere conto, oltre al 7,8% di disoccupati, di questo 5% di inattivi. Il Pil reale degli Usa cresce annualmente del 2%, e ciò non comporta un grande aumento dell’occupazione. Infatti, gli Usa negli ultimi 4 anni hanno solo assorbito le nuove leve lavorative, lasciando senza lavoro 5 milioni di persone che lo hanno perso. Paragoniamo questa situazione alla recessione dell’81-82 (Presidente R. Reagan, ndr): nei due anni successivi alla recessione, il tasso di crescita del Pil reale era del 6,5%. In due anni hanno recuperato tutti i posti di lavoro persi. Invece adesso siamo fermi, le cose stanno migliorando ma non sono assolutamente adeguate agli Usa.

 

Cosa pensa del caso Cipro e delle decisioni dell’Ue?

Si tratta di una politica pericolosa: domani i medesimi provvedimenti potrebbero essere imposti ad altre economie in difficoltà. Certo, Cipro è sull’orlo della bancarotta e ha bisogno di fondi per evitarla: è normale che l’Europa aiuti Cipro e che chieda a Nicosia di fare la sua parte. Però l’imposta del 40% sui conti oltre i 100.000 euro è molto alta, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di imprenditori stranieri che hanno fatto profitti. Cipro è piccola, ma potrebbe innescare un contagio pericoloso: se la si lasciasse andare in bancarotta, ciò comporterebbe problemi anche per l’Italia che si trova in difficoltà e in un momento di grande instabilità politica.

 

(Giuseppe Sabella)

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