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Economia e Finanza

IL CASO/ Puntare sull'edilizia per uscire dalla crisi. Ma come farlo?

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Altro discorso riguarda le compravendite di alloggi, che è assolutamente necessario far ripartire. Dall’inizio della crisi sono drasticamente diminuite, con ricadute negative, tra l’altro, anche per le casse dello stato. Porto l’esempio della provincia in cui opero principalmente, Padova. Qui il valore totale delle transazioni immobiliari nel 2011 ammonta a 11 miliardi contro i 20 miliardi del 2006. Nel 2012 tale valore è ulteriormente diminuito, considerato che nel secondo trimestre del 2012, rispetto all’analogo periodo del 2011, il volume dei mutui erogato è stato inferiore del 49,29%! Questa frenata delle compravendite, oltre creare grossi problemi alle famiglie, che non riescono a trovare la soluzione alle loro esigenze abitative, sta generando forti diminuzioni delle entrate per lo stato, si stima circa 20-25 miliardi in meno da tassa di Registro e da Iva, sostanzialmente quasi tutto l’intero gettito dell’Imu. In questo contesto di recessione e di totale crisi del settore delle costruzioni, sempre a Padova nel 2012 hanno chiuso 500 ditte (40mila a livello nazionale dall’inizio della crisi). In un simile contesto, in cui non c’è più compravendita e spariscono perfino le imprese, si rivelano del tutto irrealistiche le stime di chi conta di ricavare cospicue entrate dalle dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico.

Per sbloccare la situazione e fermare l’emorragia di manodopera e la scomparsa totale delle imprese occorre quindi il lancio di un piano straordinario che preveda la concessione di mutui di elevato importo, fino all’80-90 per cento del prezzo dell’alloggio, di durata anche quarantennale, al tasso del 2-3 per cento all’anno. Le risorse potrebbero essere ricavate, come accenna anche Intiglietta, dalla Cassa Depositi e Prestiti, in quel Fondo di Investimenti per l’Abitare (Fia), che contiene risorse attualmente utilizzate soltanto in piccola parte con il sistema dei fondi immobiliari. Si potrebbe attingere anche dalle casse pensionistiche.

Piccola (ma drammatica) nota finale sull’Imu. Tutti i partiti in campagna elettorale stanno promettendo interventi sull’Imu. Una tassa mal accettata già quando riguarda la prima casa. Ma ancora più devastanti sono stati gli effetti sulle case affittate. L’Imu sugli alloggi dati in affitto a canone concertato ha assorbito mediamente da 2,2 a 3 canoni mensili, con un aumento rispetto all’Ici anche del 2.000-2.500 per cento! In sostanza, tenendo conto anche delle altre tasse che gravano sulla casa, il 60 per cento dell’affitto va a finire nelle casse del fisco! Quali saranno gli effetti di questa iniqua fiscalità sul mercato delle locazioni lo vedremo nei prossimi anni. Ma non c’è da aspettarsi nulla di buono.

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