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FINANZA/ Dalla Slovenia un allarme per l’Italia

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Per Lars Christensen di Danske Bank, «la Slovenia ha perso competitività da quando è entrata nell’euro e si sta avviando verso un lento collasso economico. Finora i mercati sono stati molto compiacenti, ma è da parecchio tempo che si sa che le banche slovene hanno bisogno di essere ricapitalizzate. Farlo ora, in questo clima di sfiducia e paura, sarà però davvero difficile». Il Fmi si aspetta che l’economia slovena si contragga del 2% quest’anno, dopo il -2,3% del 2012: «Serve un piano credibile per risolvere il combinato di stress finanziario, consolidamento fiscale e bassa crescita del settore privato, altrimenti l’accesso ai mercati e il ristabilimento della fiducia appare a rischio».

Per Tim Ash di Standard Bank, il destino di Lubiana è segnato: «La Slovenia sta avviandosi inevitabilmente verso un salvataggio. L’Ue si è letteralmente sparata in un piede agendo in quel modo a Cipro». E ancora. Mercoledì prima Rbs certificava come «la Slovenia stia vivendo un’acuta e severa crisi del settore bancario», poi Credit Agricole pubblicava un report nel quale si diceva certa che «se ci sarà necessità di salvataggio della Slovenia, questo avverrà attraverso il meccanismo Esm», insomma non attraverso il “modello Cipro”: quindi, manca poco e Lubiana si metterà in coda a Bruxelles con il cappello in mano. Non male per un Paese di soli due milioni di abitanti, entrato nell’euro nel 2007 con grandi grancasse mediatiche, visto che era il primo dell’ex blocco comunista. Insomma, l’abbraccio mortale dell’euro fa più vittime di Ebola.

E cominciano a rendersene conto anche in paesi che non fanno parte dell’eurozona, ma hanno una valuta sopravvalutata proprio a causa della scelta di un peg con l’euro, come la Bulgaria. In piena crisi politica dopo le dimissione di fine febbraio del primo ministro, Boiko Borisov e ancora scottata dall’iperinflazione che la colpì negli anni Novanta, Sofia si ritrova - proprio a causa del peg valutario - a scontare il disallineamento dell’euro, un’anticamera che la vede nella medesima posizione di Grecia, Portogallo e Spagna. Insomma, svalutazione interna alle porte, visto che le dinamiche macro del Paese stanno scontando le stesse problematiche dei Paesi periferici dell’eurozona: in primis, costo per unità di lavoro e livelli di produttività.


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