BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Dalla Slovenia un allarme per l’Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Ma quante altre Cipro ci sono in Europa? Una di certo, la Slovenia. La quale, negli ultimi dieci giorni, data di insediamento del nuovo governo, ha visto il rendimento del suo bond decennale salire di qualcosa come 120 punti base (come si nota nel grafico a fondo pagina). Il perché è presto detto. Non appena insediatasi, il premier sloveno, Alenka Bratusek, ha così risposto a chi le chiedeva conto della necessità per il suo Paese di rivolgersi alla Troika: «La Slovenia non ha bisogno di aiuti internazionali per contrastare la crisi e ce la farà da sola a risolvere i problemi del settore bancario». Come? Ora, la Slovenia ha subito un destino molto simile a quello irlandese, ovvero una bolla immobiliare che ha lasciato appeso al gancio il sistema bancario: servono 3 miliardi di euro per il finanziamento e il precedente governo aveva proposto uno spacchettamento del sistema bancario e la creazione di una bad bank. Niente da fare e visto il precedente cipriota, nonostante in Slovenia i conti correnti non assicurati (ovvero sopra i 100mila euro) siano una parte minoritaria del totale, il governo vuole prevenire una possibile fuga di capitale. Come? Suicidandosi, visto che la risposta del ministro delle Finanze è stata questa: «Ci rivolgeremo sicuramente al mercato obbligazionario, ovviamente in base al sentiment del mercato stesso». E il sentiment è quello che vedete nel grafico: gettare carne sanguinolenta in una vasca di squali, amici sloveni, non è una buona idea: pensate che il bond biennale nell’arco della scorsa settimana ha triplicato il suo rendimento, passando dall’1,2% al 4,26%. E se si arriva all’inversione della curva dei tassi, è la fine.

Il problema è che la Slovenia, rispetto a Cipro, ha qualche piccolo problema accessorio in più per l’Italia e in meno per la Germania, come dire che la Merkel può fregarsene, lasciare morire Lubiana e godersi la vittoria elettorale in settembre, tanto a rimetterci saranno le banche italiane. Benché il settore bancario in Slovenia sia molto più piccolo di quello cipriota, (le attività bancarie a Cipro sono pari al 710% del Pil, mentre in Slovenia sono il 145%), il rapporto tra depositi e prestiti molto più elevato, pari al 153% rispetto al 105% di Cipro. Fonti Bloomberg, poi, danno T-Bill sloveni pari un 1,503 miliardi di euro in scadenza nel 2013, quindi altri soldi per onorare la maturity. Ma il problema è altro. L’esposizione delle banche tedesche verso la Slovenia è molto più bassa rispetto a Cipro (7,6 miliardi di euro contro 3,1), mentre per l’Austria e l’Italia le cose cambiano, poiché hanno una maggiore esposizione verso Lubiana rispetto a Nicosia: per l’Austria sono 12,6 miliardi verso la Slovenia contro 0,9 miliardi di euro per Cipro, mentre per l’Italia si tratta di 7,6 miliardi di euro rispetto agli 1,3 miliardi verso Cipro.

Insomma, una crisi slovena rischia di far male alle nostre banche, le quali già di per sé non scoppiano di salute, nonostante i certificati medici del Fmi (il quale, stranamente, si preoccupa di chiedere interventi e controlli sulle fondazioni, certamente non pensando a Mps ma a una geograficamente più vicina proprio alla Slovenia). I prestiti non-performing delle tre principali banche slovene hanno raggiunto il 20,5% del totale, con un terzo di tutti i prestiti coprporate - quindi alle aziende - che stanno per tramutarsi in sofferenze.

 


  PAG. SUCC. >