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FINANZA/ Il calo dei prezzi? Una "beffa" per le famiglie

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Varare quella serie di riforme che rendano il nostro sistema produttivo in grado di generare meno costi.  

 

Normalmente, per rilanciare la competitività, i paesi tagliano i salari o svalutano. Evidentemente, in Italia non si può fare nessuna delle due cose. Che alternative rimangono?

Il vero motivo per cui i prezzi sono alti, è che non riusciamo a riformare una parte della nostra struttura industriale. Quella, in particolare, che non si confronta con i competitor internazionali ma che, al contempo, fornisce servizi ai settori produttivi che esportano. Mi riferisco, ad esempio, ai trasporti, alle comunicazioni o agli ordini professionali. Tali settori, a loro volta, sono condizionati da un’assenza di infrastrutture fondamentali. Tutto questo, si affronta con un dialogo sociale, con una durissima politica antitrust, e con investimenti infrastrutturali.

 

Quali sono le misure verosimilmente assumibili a breve?

Indubbiamente, confrontarsi, anche duramente, con le associazioni lavorative di alcuni settori, in questa fase non farebbe altro che gettare benzina sul fuoco. Al contrario, gli interventi infrastrutturali andrebbero realizzati fin da subito. Attraverso una massiccia iniziativa di spesa pubblica concordata con l’Europa. Si tratterebbe di un investimento volto a mettere in campo una serie di operazioni indispensabili (la manutenzione e la ristrutturazione di ponti, scuole, ospedali ecc…), a dotarci dei servizi di cui siamo privi e a rilanciare l’occupazione. Ovviamente, nell’ipotesi che, non appena l’economia si riprenda, il pubblico farebbe un passo indietro, per far subentrare il privato nei settori che normalmente gli competono. 

 

(Paolo Nessi)

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