BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FINANZA/ 1. Tutte le "bufale" su euro e Germania

Fotolia Fotolia

In secondo luogo, l’euro è a mio avviso l’unica vera speranza di riformare questo Paese che sembra precipitare nella barbarie di un movimento sociale che è il peggio che si sia mai presentato. Un movimento che spinge al Governo dei tribuni del popolo come Milena Gabanelli (che sarà pur brava, ma appunto a fare altro) e chiede a gran voce che tutto e il contrario venga fatto, senza spiegare come e soprattutto senza accettare responsabilità. L’adultità è il problema dell’Italia e degli italiani. Non riusciamo a capire che i vincoli per quanto tremendi servono a sviluppare la consapevolezza che le azioni comportano conseguenze e che non possiamo sempre cavarcela con il sorriso del simpatico guascone. È ora di crescere, collettivamente. L’uomo nero non è fuori, ma dentro questo nostro psicotico modo di concepire la realtà. L’euro sono i quattro schiaffoni che nessuno ci ha mai dato e che (orrore per i non violenti, visto che siamo anche sempre così sensibili al politically correct) sono contento di aver preso a suo tempo…

In terzo luogo, non è colpa della Germania se la struttura distributiva medioevale europea e il sistema di interessi che ha al suo centro il commercio hanno operato una traduzione da lira a euro evidentemente a danno di tutti noi. Avevamo un Governo che avrebbe dovuto vigilare e non lo ha fatto. Le associazioni di categoria che tanto si lamentano oggi, allora hanno lasciato fare. Ancora una volta, la radice è la stessa: crescere, è ora di crescere!

Infine, io mi sento profondamente europeo, mi identifico fino in fondo con quella moneta e non ho nessuna nostalgia per la lira, anzi la detesto, perché mi rappresenta un Paese che non sa crescere e cerca sempre un facile alibi. Sono felice di poter viaggiare in tutta Europa e scoprire quanto siamo stati tartassati da un sistema economico interno non competitivo, ma collusivo e spesso parassitario. Non posso credere di essere solo, ma mi chiedo perché sia più semplice per i media continuare a dipingere una situazione così diversa.

Per tutte questa ragioni mi sento di dire viva l’euro e lottare per un Paese finalmente adulto, contro le follie tecno-luddiste (ironia dell’ossimoro) che usano internet per farci credere a idiozie artefatte da abili manipolatori come i Casaleggio boys.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
01/04/2013 - Bagnai, il profeta? (Luca Solari)

Trovo davvero assonanza tra la diffusione delle idee di Maria Treben sull'Amaro svedese nel Trentino di inizio anni '80 e la popolarità delle tesi di Alberto Bagnai. Entrambe convincono chi non le sottopone ad una giudizio comparativo con tante altre possibili soluzioni (ad un malessere fisico o a quello economico) ed entrambe danno la consolante sensazione che tutto sia facilmente spiegabile a affrontabile con ricette semplicistiche. Entrambe, soprattutto, ben si guardano dal riconoscere la presenza di molte interpretazioni alternative. Certo, è vero, come del resto avvertivo nel mio scritto, sono un economista aziendale e per questo sottolineavo i limiti delle mie argomentazioni che è un abitudine scientifica che conservo e che distanzia da chi come Bagnai, ad esempio, sembra parlare per verità rivelata, facendo di una teoria (non sua), LA teoria che tutto spiega e mietendo facili consensi, mi sembra. Peraltro, accettando i limiti del cv che mi vengono rinfacciati, anche Bagnai è un esperto di econometria e mentre è prolifico con video, pamphlet e manuali divulgativi, non è che abbia un curriculum scientifico esaltante. Ovviamente, mi si risponderà, non è esaltante perché chi non è mainstream lotta contro l'oppressione... Personalmente, ho imparato che la qualità dell'argomentare è inversamente proporzionale al tono della voce (fisico e metaforico). Me per carità, se si legge Charles Berlitz, si può pure leggere Bagnai come se fosse la Verità rivelata...

 
31/03/2013 - precisazioni (Luca Solari)

Effettivamente, rileggendo mi sono accorto del Battiato al posto di Bennato, refuso forse dettato dall'attualità politica di cui mi scuso (sebbene trovi bizzarro il richiamo ad un'altra canzone di Edoardo Bennato che sostanzialmente dice di darsi da fare e non crogiolarsi nel mondo trovando degli alibi che in passato furono albionici, poi per alcuni sovietici e per altri imperialisti e oggi germanici...). Non ho sostenuto, sebbene il titolo sia un po' roboante, che non ci siano responsabilità politiche della Germania (che non ha voglia di assumersi la responsabilità solidaristica che l'euro comporta), ma evidenziato come siano, in primo luogo, subentrate dopo che avevamo avuto tanto tempo per mettere ordine in casa (e non lo abbiamo fatto) e in ogni caso molto pretestuose, rispetto all'origine dei problemi (un'economia troppo dipendente da un intreccio tra spesa pubblica dissennata, elevato e squilibrato prelievo fiscale e protezionismo diffuso). C'è chi traduce la sfiducia verso le classi dirigenti italiane nei sogni di Gaia, chi nei populismi degli opposti estremismi, chi nel desiderio che vincoli esterni ci forzino a crescere. Lascerei perdere se, purtroppo, non fosse il mio Paese, ma dato che lo è mi sono stufato di lasciarlo agli apprendisti stregoni e ai mercanti del tempio. Buona Pasqua

 
31/03/2013 - Concordo pienamente (Luca Rossini)

I problemi dell'Italia derivano dalla scarsa produttività delle aziende: stiamo in ufficio diverse ore in più dei tedeschi, ma la nostra disorganizzazione non ci consente di produrre in volumi adeguati sfondando sui mercati, a parte alcune eccellenze del made in Italy. Le nostre piccole aziende non hanno la più pallida idea di quello che voglia dire affrontare i mercati esteri, e la politica non le ha mai sostenute adeguatamente. C'è un abisso tra la politica industriale franco-tedesca e quella italiana. L'euro ha aiutato l'Italia a risparmiare risorse finanziarie, ma la classe politica peggiore della storia italiana del dopoguerra e un tessuto imprenditoriale sviluppatosi sul boom economico del dopoguerra e incapace di affrontare la nuova concorrenza estera derivante dalla liberalizzazione dei mercati e della concorrenza, hanno portato il paese sul'orlo del baratro. Dare la colpa alla Germania è come dare la colpa alla Lega per il disastro del mezzogiorno d'Italia, dove pure ha sempre avuto corso, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, la stessa moneta che in Alto Adige.

 
31/03/2013 - luoghi comuni (Marco Di Felice)

Articolo approssimativo pieno zeppo di non dimostrati luoghi comuni. D'altra parte l'autore è esperto di economia aziendale, che poco c'entra con la teoria delle aree valutarie ottimali e con la macroeconomia in generale. Consiglio a tutti la lettura de "Il tramonto dell'euro" del prof. Alberto Bagnai, dove si offre una chiave di lettura della situazione supportata da un'impressionante serie di dati. Molto interessante anche il blog del prof. Bagnai: Goofynomics.

 
31/03/2013 - Buona Pasqua (Diego Perna)

Approfitto di questo articolo per augurare a tutti i lettori e alla redazione del Sussidiario una Buona e Santa Pasqua . Vorrei dire a Solari che non sono d' accordo per nulla con quello che dice, forse la causa della nostra situazione economica peggiorata non sará tutta dell' euro o della Germania, magari non ci sono prove schiaccianti, ma gli indizi sono moltissimi e le coincidenze anche. Se poi tutto é scritto con l' intento antigrilliano, posso anche capirli, ma quanto meno la prossima volta si informi sui dotti medicie sapienti, che non sono di Battiato ma di Bennato dei tempi della mia gioventú e che ascoltavo sempre volentieri , ma la canzone che preferivo e ancora la trovo attuale dice così: Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo in un altro ti svegli e devi cominciare da zero......... di nuovo Buona Pasqua a tutti.