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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Tutte le "bufale" su euro e Germania

Nell’opinione pubblica italiana cresce la convinzione che i problemi del nostro Paese derivino essenzialmente dall’euro e dalla Germania. Il commento di LUCA SOLARI

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L’opinione pubblica italiana è una delle costruzioni collettive più interessanti del nostro Paese assieme alla cosiddetta società civile. Né l’una, né l’altra in realtà esistono, ma si costruiscono di volta in volta sulla base di dinamiche non sempre facili da capire. In questo momento, l’opinione pubblica sembra virare pesantemente verso una spiegazione monolitica dei problemi del Paese: è colpa dell’euro. In verità, questa affermazione si declina di volta in volta in modo specifico. Quindi, diventa “è colpa dei tedeschi e della Germania”. Oppure si orienta a incolpare le banche d’affari e i presunti comitati segreti che si riuniscono in improbabili rifugi simili a quelli partoriti dalla vivace intelligenza e immaginazione degli sceneggiatori della saga di 007 (soprattutto quelli degli anni ‘70-‘80). Ancora, assume fattezze meno affini alla vergognosa satira di fine Ottocento e inizio Novecento contro gli ebrei e si tramuta in una saggia disquisizione sull’impossibilità di stare assieme con paesi a velocità differenti. Il sublime si raggiunge con l’affermazione, degna dell’incontro al bar degli anni ‘50 che vuole il problema essere legato al fatto che “si è fatta l’Europa economica, ma non quella politica”.

Al capezzale dell’Europa si affrettano dotti, magici e sapienti, come in una canzone di Battiato e ci aggiornano sulle condizioni del malato. Poi questi dotti sono un Circo Barnum di economisti, pseudo-economisti, sociologi, politologi, ma soprattutto tuttologi, ben legittimati da un sistema dei media che ha il vizietto di attribuire patenti di competenza un po’ alla rinfusa, spesso ben influenzato dai circoli giusti. E allora, mi son detto, visto che sembra di essere ai pronostici prima del campionato del mondo di calcio, dove tutto vale, anch’io posso dire qualcosa! Sgombriamo il campo dai dubbi. Alcune delle affermazioni contro l’euro hanno anche delle basi ragionevoli, in particolare riconoscere che un unione implica l’accettazione di una solidarietà allargata anche alle cicale che hanno cantato tante, troppe estati, come l’Italia o la Grecia e Cipro. Tuttavia, si dimenticano alcune questioni fondamentali.

In primo luogo, va ricordato che il progresso verso una piena unità politica in Europa è passato per un’unione economica e monetaria, proprio perché esistevano troppi squilibri e troppe differenze. Si è disegnato quindi una specie di imbuto che obbligava tutti ad azioni volte a raggiungere un assetto economico sufficientemente stabile e bilanciato da poter effettivamente consentire il passo successivo. Quando questo è successo, la stampa, i politici, l’opinione pubblica italiana (e non solo in Italia) plaudivano gaudenti. Avevamo allora come oggi con il Fiscal Compact preso degli impegni e uscivamo (grazie all’Europa e grandemente grazie alla Germania) da una storia di inflazione e instabilità economica che oggi si fa in fretta a dimenticare per inseguire un’età dell’oro che esiste solo nelle farneticazioni di fenomeni da baraccone come Beppe Grillo o Gianroberto Casaleggio, ben supportati da opposti estremismi nei partiti tradizionali.

Dopo un po’ ci siamo resi conto che lungi dal celebrare la concorrenza e il mercato, il nostro Paese si divertiva a mantenersi competitivo con manovre protezionistiche interne e progressive svalutazioni competitive ed è iniziato il mal di pancia. Il mal di pancia che come sempre compatta tutti, i sindacati e gli imprenditori, la destra e la sinistra, il barbera e lo champagne, come da memoria di Gaber. Ma serviva un nemico e lo dobbiamo trovare non nella nostra incapacità di fare quello che promettiamo, ma nella “cattiveria” degli altri, in particolare della Germania. Abbiamo avuto più di vent’anni e Governi di ogni colore, ma non lo abbiamo fatto e ora è colpa dell’euro?


COMMENTI
01/04/2013 - Bagnai, il profeta? (Luca Solari)

Trovo davvero assonanza tra la diffusione delle idee di Maria Treben sull'Amaro svedese nel Trentino di inizio anni '80 e la popolarità delle tesi di Alberto Bagnai. Entrambe convincono chi non le sottopone ad una giudizio comparativo con tante altre possibili soluzioni (ad un malessere fisico o a quello economico) ed entrambe danno la consolante sensazione che tutto sia facilmente spiegabile a affrontabile con ricette semplicistiche. Entrambe, soprattutto, ben si guardano dal riconoscere la presenza di molte interpretazioni alternative. Certo, è vero, come del resto avvertivo nel mio scritto, sono un economista aziendale e per questo sottolineavo i limiti delle mie argomentazioni che è un abitudine scientifica che conservo e che distanzia da chi come Bagnai, ad esempio, sembra parlare per verità rivelata, facendo di una teoria (non sua), LA teoria che tutto spiega e mietendo facili consensi, mi sembra. Peraltro, accettando i limiti del cv che mi vengono rinfacciati, anche Bagnai è un esperto di econometria e mentre è prolifico con video, pamphlet e manuali divulgativi, non è che abbia un curriculum scientifico esaltante. Ovviamente, mi si risponderà, non è esaltante perché chi non è mainstream lotta contro l'oppressione... Personalmente, ho imparato che la qualità dell'argomentare è inversamente proporzionale al tono della voce (fisico e metaforico). Me per carità, se si legge Charles Berlitz, si può pure leggere Bagnai come se fosse la Verità rivelata...

 
31/03/2013 - precisazioni (Luca Solari)

Effettivamente, rileggendo mi sono accorto del Battiato al posto di Bennato, refuso forse dettato dall'attualità politica di cui mi scuso (sebbene trovi bizzarro il richiamo ad un'altra canzone di Edoardo Bennato che sostanzialmente dice di darsi da fare e non crogiolarsi nel mondo trovando degli alibi che in passato furono albionici, poi per alcuni sovietici e per altri imperialisti e oggi germanici...). Non ho sostenuto, sebbene il titolo sia un po' roboante, che non ci siano responsabilità politiche della Germania (che non ha voglia di assumersi la responsabilità solidaristica che l'euro comporta), ma evidenziato come siano, in primo luogo, subentrate dopo che avevamo avuto tanto tempo per mettere ordine in casa (e non lo abbiamo fatto) e in ogni caso molto pretestuose, rispetto all'origine dei problemi (un'economia troppo dipendente da un intreccio tra spesa pubblica dissennata, elevato e squilibrato prelievo fiscale e protezionismo diffuso). C'è chi traduce la sfiducia verso le classi dirigenti italiane nei sogni di Gaia, chi nei populismi degli opposti estremismi, chi nel desiderio che vincoli esterni ci forzino a crescere. Lascerei perdere se, purtroppo, non fosse il mio Paese, ma dato che lo è mi sono stufato di lasciarlo agli apprendisti stregoni e ai mercanti del tempio. Buona Pasqua

 
31/03/2013 - Concordo pienamente (Luca Rossini)

I problemi dell'Italia derivano dalla scarsa produttività delle aziende: stiamo in ufficio diverse ore in più dei tedeschi, ma la nostra disorganizzazione non ci consente di produrre in volumi adeguati sfondando sui mercati, a parte alcune eccellenze del made in Italy. Le nostre piccole aziende non hanno la più pallida idea di quello che voglia dire affrontare i mercati esteri, e la politica non le ha mai sostenute adeguatamente. C'è un abisso tra la politica industriale franco-tedesca e quella italiana. L'euro ha aiutato l'Italia a risparmiare risorse finanziarie, ma la classe politica peggiore della storia italiana del dopoguerra e un tessuto imprenditoriale sviluppatosi sul boom economico del dopoguerra e incapace di affrontare la nuova concorrenza estera derivante dalla liberalizzazione dei mercati e della concorrenza, hanno portato il paese sul'orlo del baratro. Dare la colpa alla Germania è come dare la colpa alla Lega per il disastro del mezzogiorno d'Italia, dove pure ha sempre avuto corso, se qualcuno ancora non se ne fosse accorto, la stessa moneta che in Alto Adige.

 
31/03/2013 - luoghi comuni (Marco Di Felice)

Articolo approssimativo pieno zeppo di non dimostrati luoghi comuni. D'altra parte l'autore è esperto di economia aziendale, che poco c'entra con la teoria delle aree valutarie ottimali e con la macroeconomia in generale. Consiglio a tutti la lettura de "Il tramonto dell'euro" del prof. Alberto Bagnai, dove si offre una chiave di lettura della situazione supportata da un'impressionante serie di dati. Molto interessante anche il blog del prof. Bagnai: Goofynomics.

 
31/03/2013 - Buona Pasqua (Diego Perna)

Approfitto di questo articolo per augurare a tutti i lettori e alla redazione del Sussidiario una Buona e Santa Pasqua . Vorrei dire a Solari che non sono d' accordo per nulla con quello che dice, forse la causa della nostra situazione economica peggiorata non sará tutta dell' euro o della Germania, magari non ci sono prove schiaccianti, ma gli indizi sono moltissimi e le coincidenze anche. Se poi tutto é scritto con l' intento antigrilliano, posso anche capirli, ma quanto meno la prossima volta si informi sui dotti medicie sapienti, che non sono di Battiato ma di Bennato dei tempi della mia gioventú e che ascoltavo sempre volentieri , ma la canzone che preferivo e ancora la trovo attuale dice così: Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo in un altro ti svegli e devi cominciare da zero......... di nuovo Buona Pasqua a tutti.