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FINANZA/ La "geometria" che spiega la crisi e Beppe Grillo

Beppe Grillo (Infophoto) Beppe Grillo (Infophoto)

Lo stesso vale per la crisi economica. La gravità di questa crisi non è solo la sua dimensione spaventosa, ma soprattutto l’ignoranza della genesi della crisi e delle sue dinamiche. La finanza è frattale, e ora è stata resa pure l’economia frattale (hanno finanziarizzato l’economia, e quindi). Non hanno capito che, togliendo solo mille euro al reddito annuale delle famiglie, hanno reso impossibile l’acquisto di nuove auto da parte di tante famiglie, per cui il mercato auto è crollato del 20%, e continua a calare, perché continuano a non capire e a proseguire nella stessa dannosa ricetta dell’austerità. Non hanno capito la frattalità dell’atto di compravendita, che è l’elemento base dell’economia, il mattone dell’edificio economico. Non hanno capito che, se ho 90 euro e le scarpe costano 100 euro, non posso comprarmi il 90% di quelle scarpe: non posso comprarle e basta. Ma con solo 10 euro in più posso comprarle. E questo rende l’atto di compravendita frattale e tutta l’economia soggetta a eccessi.

Questo è vero, tanto più è vero che l’economia dipende solo dall’atto di compravendita, che è frattale. Quindi, quanto più l’economia dipende solo dal libero mercato, senza alcuna correzione, tanto più la struttura frattale dell’atto di compravendita favorisce gli eccessi in economia, cioè le grandi ricchezze in mano a pochi e grande povertà per tutti gli altri. Lo ripeto: quanto più l’economia è in mano al libero mercato, tanto più favorisce gli eccessi. Ma secondo l’ideologia oggi dominante, questo non si può dire, poiché il libero mercato ormai è un dogma (e la sua religione, è la religione della moneta, o meglio la religione di Bankitalia, secondo un memorabile editoriale di quasi venti anni fa). E una fonte di ignoranza.

Questo è lo stesso motivo per cui sia il Fondo monetario internazionale che la Bce continuano a sbagliare le loro previsioni sul Pil. Questi hanno utilizzato un indicatore secondo cui il rapporto tra nuove tasse e variazione del Pil era pari a 0,5; per dieci miliardi di tasse in più, vi sarebbe stato un calo del Pil di cinque miliardi. Ora, a danno fatto, si sono accorti che invece tale indicatore non è più 0,5, ma 1,5. Cioè, un aumento di tasse di dieci miliardi porta a una diminuzione del Pil di 15 miliardi.

Il cuore del problema non è che ora tocca rifare i calcoli sulle previsioni del Pil, usando il nuovo valore corretto. Il cuore del problema è che tale indicatore varia nel tempo secondo una legge a loro ignota, e, causa la crisi e l’instabilità strutturale del sistema, lo farà in maniera eccessiva, imprevedibile per qualsiasi previsione effettuata con modelli “normali”. E il cuore del problema è che questa cosa non la sa nessuno (a parte voi, scusate se non siete nessuno!).

Capite perché non penso che cambierà nulla? O meglio, tutto cambia, i cambiamenti avverranno per forza. Ma non dipenderà, per ora, da questa classe politica, né dai banchieri che governano il sistema delle banche centrali. Quegli stessi banchieri che il genio matematico di Mandelbrot ha definito come “un gruppetto di anziani”, dei quali “non capiamo cosa fanno, né perché lo fanno”, poiché “le nostre conoscenze sono così limitate che non facciamo ricorso alla scienza ma agli sciamani”.


COMMENTI
14/03/2013 - chiarezza (Paolo Facchini)

sarà che un frattale nella mia vita l'ho visto, ma l'articolo mi pare chiaro. Ad esempio capisco che se la legge lo permettesse, sarebbe meglio andare a votare potendo distribuire, ad esempio, 10 voti a testa: così ne darei 6 a Tizio perchè mi piace il suo programma economico 3 a Caio per l'attenzione alle fasce deboli e 1 a Sempronio per la simpatia! E così facendo tutti l'esito di una elezione corrisponderebbe maggiormente alla volontà del popolo votante (che invece è costretto a sceglierne uno solo di partito anche se non gli aggrada al 100%)

 
04/03/2013 - don Ferrante (Mario Magni)

L'articolo non mi pare "strampalato". Propone una interpretazione un po' ardita di una realtà che si fa fatica ad affrontare perché i modelli esistenti e collaudati non funzionano più. Trovo indispensabile sforzarsi di provarne altri e lodevole lo sforzo. Solo "dopo" sapremo quali sono i modelli che funzionano. Relativamente allo "stile", trovo spiacevole (molto più di un noi maiestatico)che chiunque non capisca la tesi e l'argomentazione di un altro, magari relativa ad un argomento non banale e un po' specialistico, si senta autorizzato a montare in cattedra e a dargli del cialtrone ("neanche lui ci capisce molto ma fa finta ...). Anche l'arroganza intellettuale è vecchia quanto il mondo. Ricordate don Ferrante, di manzoniana memoria, che muore di peste dicendo che la peste non esiste, ma che sono solo influssi della luna?

 
04/03/2013 - Azzeccagarbugli (domenico salerno)

Il primo commento che faccio è di stile, spero che le opinioni del Sig. Passali siano le sue e non del sussidiario quindi per piacere basta con il noi maiestatis, genera confusione! Nel merito è difficile raccapezzarsi in questo articolo decisamente strampalato. Faccio una domanda ai lettori: ma voi ci avete capito qualcosa? Dico veramente capito, sapreste argomentare una qualunque delle sue affermazioni tipo "il voto è un frattale" oppure dirmi quali sono "gli eccessi che non si vedono"? . Secondo me neanche lui ci capisce molto ma fa finta che tutto sia chiarissimo e così dice quello che vuole. Il metodo è vecchio come il mondo ricordate l'Azzeccagarbugli di manzoniana memoria?