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Economia e Finanza

FINANZA/ Forte: quel "piede fuori" dall’Europa può salvare l’Italia

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Qui non si tratta di operare un allentamento della politica di austerità come dice Bersani o di interventi pubblici come dice Fassina. Questo poteva andare bene un anno fa, prima della “cura” di Monti. Oggi se si mettesse in campo una soluzione come quella di Stefano Fassina saremmo commissariati.

 

Ma allora, professor Forte, in una simile situazione com’è possibile per l’Italia fare delle scelte di espansione economica ? Da un lato c’è l’Europa, dall’altro si vive nella depressione economica...

L’Europa, teutonica, e anche cinica, non ci darà affatto una mano. La sua politica ci è ostile e di questo occorre prenderne atto. Occorre sapere trattare, magari tenendo un “piede dentro”, con l’euro, e un “piede fuori”, facendo come i mercanti veneziani, andando a incrementare il nostro export a Est, fino in India, toccando i paesi del Nord Africa. Noi non abbiamo aziende secondarie. Oggi la Fiat è una multinazionale e sul mercato europeo può giocare un ruolo che infastidisce la stessa produzione di macchine tedesca. Finmeccanica ed Eni sono due belle realtà. Quale è il vero problema? È che le politiche di espansione economica dobbiamo farcele noi, non aspettarcele dall’Europa, pur rispettando le regole che ci legano sul bilancio e sul deficit.

 

Come si può realizzare tutto questo?

La scelta può essere una grande deregolamentazione, un ricorso al capitale privato anche per le infrastrutture. Occorre flessibilità, e finalmente un’autentica riforma sul lavoro. Dobbiamo rispettare i parametri europei, per tenere un “piede dentro”, ma dobbiamo poi curare i nostri interessi, cioè avere quello che ho detto il “piede fuori”. Non vedo altre strade possibili. In Europa, anche gli altri Paesi fanno bene i loro interessi. Basta guardare la Francia e la stessa Germania.

 

Ma chi al momento in Italia, può operare simili scelte?