BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Forte: quel "piede fuori" dall’Europa può salvare l’Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

La situazione politica italiana preoccupa l’Europa. “Bisogna contribuire alla stabilità dell’Unione e rispettare gli accordi per mettere in sicurezza l’euro”, ha detto il nuovo presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. In termini più chiari, riguardo all’aggrovigliata situazione italiana, l’Europa sostiene: “Ognuna delle parti interessate nella vicenda politica italiana deve contribuire alla stabilità dell’eurozona e rispettare gli accordi che abbiamo preso per mettere in sicurezza l’euro”. Tra i vari paesi membri c’è qualche analisi differente sul voto di protesta in Italia. Per Dijsselbloem, per i finlandesi, per i lussemburghesi e per gli austriaci, non è stato una condanna della politica dell’austerità anche perché, secondo il presidente dell’eurogruppo, “il partito che è diventato primo non è per nulla antieuropeo”. E aggiunge pure: “Fatico a pensare che le elezioni in un Paese dicano qualche cosa per tutta l’eurozona”. Ma i francesi si discostano da questa analisi. Ci sono critiche su questa austerità senza crescita. Il fatto è che i francesi pensano soprattutto a salvaguardare i loro interessi, magari scantonando da alcuni accordi come quello sul deficit. Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, docente di Scienza della finanze, non si stupisce di questa posizione europea, ma pensa che l’Italia debba reagire con delle sue politiche di espansione economica.

 

In quale modo?

Il voto di protesta italiano, il successo di Beppe Grillo e del suo movimento ha due aspetti. C’è da un lato la delegittimazione sistematica della politica fatta dagli organi della grande stampa. È stata condotta senza alcun criterio e facendo di tutta un’erba un fascio. Basta guardare quello che è stato detto sulla Lombardia, che era ben governata, e in parte anche sul Lazio, dove stavano emergendo alcune cose positive. C’erano fatti da condannare, ma ripeto è stata fatta di tutta l’erba un fascio. Dall’altro lato c’è lo stato di depressione economica in cui è precipitato il Paese, a causa della politica del “governo dei tecnici”, che facendo una manovra dello 0,9% del Pil ha prodotto una contrazione del 2,4%. Usando oltretutto strumenti discutibili e in alcuni casi terroristici, quando diceva che eravamo sull’orlo del baratro. L’elenco delle iniziative che hanno depresso il Paese è molto lungo e lo abbiamo fatto più volte.

 

A suo parere la politica economica del “governo dei tecnici” ha fatto da detonatore a una protesta che è stata alimentata e che comunque viene da lontano?

Non c’è dubbio che le scelte fatte dal governo di Mario Monti abbiano fatto da detonatore. E credo che, con il suo operato complessivo, abbia messo nei guai anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

 

Sulla politica di austerità ci sono molti ripensamenti, anche nel Partito democratico. Non solo in Pier Luigi Bersani, ma da molto tempo anche nel responsabile economico Stefano Fassina.


  PAG. SUCC. >