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FINANZA/ Fortis: teniamoci l'euro, ma liberiamoci della Germania

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Perché mancano del tutto i presupposti per costringere l’Italia a dei contorsionismi cui non sono sottoposti altri paesi che hanno debiti uguali al nostro. Nel 2014 la Francia raggiungerà un debito pubblico da 1.950 miliardi di euro, la Germania da 2.150 miliardi, l’Inghilterra è pari quasi a 2mila miliardi. Stiamo quindi parlando di un’Italia che, essendo costretta dalla schiavitù ideologica del rapporto debito/Pil ad attuare delle riduzioni di conti pubblici con effetti autolesionistici, è obbligata a rimanere perennemente in recessione.

 

Alla Germania converrebbe un’uscita dell’Italia dall’euro?

 

Gli esportatori tedeschi, più che auspicare un’uscita dell’Italia dall’euro, chiedono che la Germania si doti di un piano per evitare che l’Italia utilizzi la minaccia dell’uscita dall’euro per costringere Berlino ad abbassare le ali sulla questione del rigore.

 

Che cosa accadrebbe al nostro Paese se tornasse alla lira?

 

L’Italia ha un deficit per il petrolio e il gas che viaggia intorno ai 65/70 miliardi di euro. Un’uscita dall’euro provocherebbe con ogni probabilità il deprezzamento della lira del 20/25%. Dovremmo quindi aggiungere alla nostra bolletta energetica nazionale un 25% di spesa in più, e a farne le spese sarebbero le imprese e i cittadini. Produrre energia elettrica diventerebbe più costoso, e lo stesso varrebbe per la produzione dell’acciaio. Alcuni settori particolarmente energivori della nostra industria sarebbero spiazzati completamente.

 

Che cosa cambierebbe per la nostra industria?

 

Una volta smesso di produrre il vetro, l’acciaio e il cemento dovremo importarlo. Con un ritorno a una lira svalutata, diventerebbe molto più difficoltoso anche l’acquisto di materie prime come il rame e l’ottone, con cui realizziamo per esempio i rubinetti di cui siamo i primi esportatori mondiali, ma anche del cotone, della lana, della seta e delle pelli indispensabili per il nostro settore tessile. Trovo quindi assurda l’idea che l’Italia possa vivere fuori dall’euro con condizioni di cambio sfavorevoli rispetto a Francia, Germania e Paesi Bassi. Negli anni dell’euro il nostro Paese è stato in grado di dimostrare di essere più competitivo dei tedeschi nella meccanica: alla nostra industria conviene quindi restare nella moneta unica.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
06/03/2013 - commento (francesco taddei)

spero che il Prof. Borghi legga l'articolo.

 
06/03/2013 - ricompriamoci il debito ed investiamo (antonio petrina)

essendo l'Italia,come dice giustamewnto il prof Fortis,in grado ,volendo,di ricomprarsi il debito, siamo quindi solvibili meglio di altri paesi. Ma al momento servono investimenti come giustamente Marchionne solleva ,debiti prudenti ripagabili entro i limiti del fiscal compact,avendo fra l'altro RAGGIUNTO IL QUASI PAREGGIO !

 
06/03/2013 - Energia ? (Diego Perna)

Vorrei capire meglio perché dovremmo il 25% in piú per l' energia, visto che ad esempio un litro di benzina costa 1, 80 euro, ma circa ill 95% sono costi di produzione e tasse, altrimenti vorrebbe dire che gli Italiani spendono tra gas benzina gasolio ecc, circa 800 mld l' anno. A me pare esagerato, ma cosí fosse chi si avvantaggia di tutto il resto, cioé 700 mld di euro, o anche 400 o 500?