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FINANZA/ 1. I numeri che ci avvicinano a una nuova Lehman

Pubblicazione:giovedì 7 marzo 2013

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Vediamo, nel 2007 la crescita del Pil era al +2,5%, ora al +1,6%; i disoccupati erano 6,7 milioni, oggi sono 13,2 milioni; la percentuale di partecipazione alla forza lavoro era del 65,8%, oggi è del 63,6%; il numero di americani che riceve un sussidio statale mensile per comprare cibo era di 26,9 milioni, oggi è di 47,69 milioni; lo stato patrimoniale della Fed era di 0,89 triliardi di dollari, oggi è di 3,01 triliardi; la ratio debito/Pil era del 38%, oggi è del 74,2%; il deficit Usa era di 97 miliardi di dollari, oggi è di 975,6 miliardi; il debito totale era di 13,5 triliardi di dollari, oggi è 16,43 triliardi; il debito privato era di 13,5 triliardi di dollari, oggi 12,87 triliardi; la fiducia dei consumatori era a 99,5, oggi è a 69,6; il rating di S&P’s era AAA, oggi è AA+; il Vix era al 17,5%, oggi è al 14%; il rendimento del Treasury decennale era del 4,64%, oggi è dell’1,89%; l’euro/dollaro era a 1,4145, oggi è a 1,3050; l’oro costava 748 dollari l’oncia, oggi 1583 dollari; il volume di scambi giornalieri a Wall Street era di 1,3 miliardi di azioni, oggi di 545 milioni.

Cosa sia successo un anno dopo e da cosa fu reso possibile quel boom lo sappiamo tutti, il problema è che oggi la storia si sta ripetendo ma con dati macro già peggiorati tantissimo e quindi con capacità di assorbimento dello shock molto, molto più limitate di allora. Nel 2007 furono i subprime, nel 2013 potrebbero essere i soldi facili della Fed: cambia la causa ma la conseguenza rischia, purtroppo, di essere la stessa. E se si innesca prima la sell-off obbligazionaria per i tassi e poi quella azionaria per l’esplosione della bolla di overshooting, in caso la Fed smetta di pompare liquidità, arrivederci patria del libero mercato.

Guardate questi grafici e guardate la similitudine di appetito dei mercati a livello temporale: siamo in piena fase pre-crisi Lemhan Brothers.

 

 


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