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Economia e Finanza

SCENARIO/ Campiglio: per gli italiani è peggio del '92

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Le famiglie italiane hanno attinto, fino a che hanno potuto, ai loro risparmi per mantenere stabile un dignitoso tenore di vita: ma quando la capacità di risparmio è caduta al di sotto di una soglia critica e la stretta creditizia è diventata ancora più forte, la conseguenza è stata un impatto immediato e diretto sui consumi interni e gli investimenti.

La crisi del 2012 ha, per molti aspetti, caratteristiche analoghe a quelle del 1992, ma vent’anni fa la condizione economica delle famiglie era molto più forte e la svalutazione della lira, se da un lato ridusse il potere d’acquisto, dall’altro fornì respiro alle imprese che ritornarono in forza sui mercati internazionali per almeno dieci anni, iniziando poi una nuova lenta parabola negativa per le partite correnti.

La politica di austerità del 2012 è stata purtroppo un errore economico, che ha peggiorato la situazione economica e il risparmio delle famiglie: la conseguenza è che le famiglie non sono più in grado di alimentare gli investimenti interni, che sono in misura maggiore finanziati da un crescente disavanzo delle partite correnti con l’estero. Ma questa è una situazione che non può durare per troppo tempo. È ben vero che se guardiamo alla ricchezza finanziaria, oltre che al risparmio, il rapporto vede l’Italia ancora su posizioni molto favorevoli rispetto agli altri paesi avanzati, e ciò rappresenta una potenzialità: ma è purtroppo una potenzialità senza uno sbocco positivo, almeno per ora, perché la ricchezza finanziaria è distribuita in modo estremamente diseguale.

È importante analizzare il passato per non ripeterne gli errori, ma in questa fase dobbiamo guardare con fiducia al futuro, anche se tutto sembra congiurare contro. Occorrono azioni immediate per dare sollievo alla crisi economica delle famiglie, con un ridisegno dei meccanismi di welfare che siano sussidiari, ma senza togliere le responsabilità allo Stato, valorizzandone invece il ruolo di intermediario di solidarietà sociale e unità nazionale; e naturalmente alla crisi economica delle imprese, il cui futuro è legato, ancor più che nel passato, a quello delle famiglie italiane. 

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