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8 PUNTI BERSANI/ Arrigo: manca il punto 0

UGO ARRIGO spiega perché gli 8 punti programmatici presentati dal segretario Bersani e approvati dalla direzione del partito non colgono nel segno rispetto ai veri problemi del Paese

Pier Luigi Bersani (InfoPhoto) Pier Luigi Bersani (InfoPhoto)

Otto punti programmatici per un “governo del cambiamento”. Sono stati presentati dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e approvati dalla direzione del partito. Tra le proposte ci sono una correzione delle politiche europee di austerità, misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro, una riforma della politica e della vita pubblica e il fatto di voltare pagina sulla giustizia e sull’equità. Nel mini-programma di Bersani ci sono anche una legge sui conflitti di interessi e sull’incandidabilità, economia verde e sviluppo sostenibile, diritto di cittadinanza per i figli di stranieri nati in Italia e sostegno all’istruzione e alla ricerca. Ilsussidiario.net ha intervistato Ugo Arrigo, professore di Finanza pubblica all’Università di Milano-Bicocca, per commentarli.

 

La soddisfano gli otto punti di Bersani?

Quello che manca negli otto punti di Bersani è una diagnosi coerente dei problemi dell’Italia. E’ come se un medico prescrivesse un mix di medicinali, senza prima stabilire in modo accurato quali sono i problemi del paziente.

 

Vuole provare a farla lei questa diagnosi?

La questione è che in Europa abbiamo diversi modelli di intervento pubblico e di mix Stato/mercato. Se guardiamo i due che sono agli antipodi per risultati e performance, c’è un modello nordico, svedese e finlandese, basato su alte tasse e alta spesa pubblica. Il modello del Sud Europa, cioè di Italia, Grecia, Francia e Spagna, è abbastanza simile, in quanto è a sua volta caratterizzato da una forte presenza dello Stato nell’economia. Da noi però deficit e debito sono elevati, e quindi la finanza pubblica è estremamente problematica, mentre da 15 anni non c’è crescita. In Svezia al contrario non ci sono problemi di finanza pubblica, in quanto il debito statale è al 33/34% del Pil e il bilancio è in attivo.

 

Com’è il confronto tra la crescita del Pil in Italia e in Svezia?

In Italia nel 2012 il Pil è calato del 2,4% e ci avviamo verso una performance simile anche nel 2013: il nostro Pil totale è ai livelli del 2001 e quello pro capite è ai livelli del 1997-1998. In passato non abbiamo mai avuto un rapporto debito/Pil così elevato tranne negli anni che hanno portato al fascismo. La Svezia al contrario negli ultimi anni è cresciuta di più della Germania ed è stato il Paese in Europa che è cresciuto di più. Quindi lo stesso modello economico produce effetti opposti in Italia e in Svezia.

 

Qual è allora la differenza tra questi due Paesi?


COMMENTI
08/03/2013 - manca il punto 0 (Salvatore Pulvirenti)

La risposta al quesito, Bersani l’ha già data, durante la campagna elettorale (purtroppo per lui) ed anche prima. Ha parlato di risparmi sulla spesa pubblica improduttiva, vendita di beni pubblici, emissione di titoli del debito finalizzati e cassa depositi e prestiti. Sono tutti temi che gli hanno procurato solo nemici e guai. Adesso cosa vorrebbe l’esperto, che in uno strumento di rapido consumo (e distruzione) si facesse un’analisi dettagliata? L’obiettivo degli otto punti è quello di tentare di stanare i grillini e/o di preparare la svolta/cataclisma nel PD.

 
08/03/2013 - Servizi pibblici (Giuseppe Calabrese)

La questione fondamentale è che lo Stato deve assicurare l'erogazione dei servizi pubblici, ma non nella produzione di questi. Questo vuol dire assicurare la sanità ma che può essere "offerta" da soggetti statali o convenzionati, fornire l'istruzione ma che può essere offerta da soggetti statali o parificati/paritari, etc.. Erogare il servizio vuol dire anche valutare se l'offerta è stata efficiente/efficace, ma questo lo stato non vuole o non è capace di farlo, e pertanto presume che la produzione del servizio da parte di soggetti statali ne assicuri la bontà. Pura teoria se non paura della libertà. Su questo il M5S è più statlista dei statalisti.