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Economia e Finanza

FINANZA/ La seconda ondata di subprime parte dagli studenti

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Una realtà ancor più dura per gli studenti di università prestigiose come Yale, Penn State e la George Washington University, dove i cosiddetti Perkins loans (prestiti indirizzati a studenti con enormi difficoltà finanziarie ed erogati dai college, non dal governo federale) hanno visto salire al 20% la percentuale di default, innescando la fine dell’ennesimo schema Ponzi, ovvero usare i fondi di questi prestiti revolving per finanziare la prossima generazioni di studenti: ma se salgono le delinquencies e i soldi non vengono ripagati, salta il banco. Detto fatto, le tre università hanno fatto causa d ex studenti morosi per un totale di 964 milioni in Perkins loans (dato al 30 giugno 2011) e intendono trascinarli in tribunale per costringerli a pagare.

E tanto per far capire che la situazione rischia davvero di esplodere, sia a livello finanziario che di tenuta dello stesso sistema educativo superiore statunitense, ecco che ci pensa il mercato. La SecondMarketHolding, un’azienda privata di trading, già nota per aver piazzato a cifre folli azioni di Facebook a incauti acquirenti, ha ideato un piattaforma dove i lenders possono emettere securities legate proprio a prestiti scolastici e venderle direttamente agli investitori. Insomma, esattamente il tipo di operazione hedging che si fece con i subprime, quando si shortavano spread di un indice sintetico con calo limitato e upside illimitato. In pratica si shorta il futuro dei figli della patria del libero mercato!

Perché fare questo? Semplice, c’è sempre qualche avido imbecille o qualche furbo speculatore che cerca alto rendimento nel breve, anche se alla SecondMarketHolding giustificano la scelta come «creazione di un mercato richiesto». Insomma, si rischia grosso per guadagnare tanto, un’evoluzione di quanto l’azienda già permetteva ai suoi investitori registrati, i quali dal 2008 a oggi hanno trattato securities legate a prestiti scolastici per un controvalore di 6 miliardi di dollari sulla piattaforma. Si potranno quindi emettere e trattare sia prodotti legati a prestiti studenteschi privati non garantiti dal governo federale, sia i vecchi Federal Family Education Loan Program statali.

La questione è tutta di timing, se infatti chi entra in questo gioco - che equivale a shortare la Fed e la sua politica - ne uscirà in tempo, sarà ricco e salvo. Chi tarderà un secondo soltanto rispetto alla reazione di Ben Bernanke con l’ennesima iniezione monstre di liquidità e resterà con la posizione ribassista aperta sulla bolla studentesca, finirà a spazzare il pavimento di qualche fast food. Con mia somma gioia.

Tutt’intorno, però, un Paese che gioca con il futuro e l’educazione di una generazione intera. Questa è la vera crisi.

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