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FINANZA/ Ecco perché all'Italia conviene la lira

Pubblicazione:lunedì 1 aprile 2013

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Materia molto delicata, quella della politica monetaria. E diventa delicatissima se non si tiene conto del duplice aspetto, della doppia natura della moneta. Lo ripeteva la Chiesa, ottantadue anni fa, nella lettera enciclica Quadragesimo Anno: “Si dovrà soprattutto avere riguardo del pari alla doppia natura, individuale e sociale propria, tanto del capitale o della proprietà, quanto del lavoro” (n. 110). Ma se il capitale ha una “natura sociale”, allora non può essere gestito da tecnici: andrebbe quasi gestito da umanisti, o da filosofi.

Una riprova l'abbiamo in questi tempi dal caso Bitcoin: una pura pseudo moneta elettronica, che ha la caratteristica di non avere come riferimento un server, ma un software, che si installa sul computer e mette in collegamento tra loro gli altri computer con il medesimo software installato. Tale software genera un portafoglio elettronico, che può contenere il Bitcoin, moneta virtuale che può essere utilizzata negli scambi da persona a persona, tra i partecipanti al circuito. Un sistema originale, anche tecnologicamente interessante. Ma limitato per definizione: non è possibile creare moneta Bitcoin, nemmeno per un'opera che sarebbe utile a tutti.

Il Bitcoin è scarso per definizione. Il risultato lo abbiamo visto nei giorni della crisi di Cipro: il Bitcoin (che può essere scambiato con le altre monete, anche euro e dollaro) ha subito l'assalto degli europei del sud e il suo valore è schizzato alle stelle. Più che raddoppiato il suo valore in euro nel giro di un mese. Ora c'è da chiedersi: perché è raddoppiato quel valore? Quale nuova ricchezza reale è stata prodotta?

Niente di niente, questa è la risposta. Una nuova bolla speculativa, creata dal delirio collettivo della speculazione finanziaria. E poi avremo la miseria, inevitabile. Perché di prodotto reale non c'è nulla. E soprattutto non c'entrano i valori. Per questo occorre tornare a una moneta nazionale, cioè una moneta che abbia come riferimento una nazione, un popolo, un insieme di valori dichiarati e riconosciuti.

Un lettore, commentando il mio ultimo articolo si poneva il problema di come collocare tutti i titoli tossici presenti nei bilanci delle banche. La risposta è relativamente semplice nella sostanza, anche se non sarà banale nella sua applicazione concreta. La possibilità per lo Stato di generare moneta porterà nel tempo a una progressiva svalutazione della stessa, la quale è pienamente tollerabile se porta a una piena occupazione (cioè a tassi di disoccupazione fisiologici, significativamente inferiori al 5%). Tale svalutazione porta non solo a deprezzare i capitali non utilizzati (e quindi ad abbattere le differenze tra ricchi e poveri), ma anche a tenere sotto controllo la dinamica del debito.


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COMMENTI
02/04/2013 - Sciocchezze economiche (Santino Camonita)

Ma se lo capisce anche un bambino che tornare alla lira sarebbe una catastrofe per tutti gli italiani, non riesco a capacitarmi come ancora certi soloni e fior fiori di economisti, come l'autore, insistano sulla convenienza ad abbandonare l'euro. Certo nella moneta unica, alle condizioni che ci hanno imposto, non dovevamo entrarci...ma Mortadella questo allora non lo aveva capito, adesso è troppo tardi e la frittata è stata fatta. PS: Anch'io non so so nulla di economia ma avendo un mutuo in euro, so quel poco che basta per affermare con certezza che tornare alla lira è una colossale sciocchezza.

 
01/04/2013 - Una terza via forse ci sarebbe (Carlo Cerofolini)

Premesso che ritengo che tornare alla lira sarebbe molto meglio che subire il trattamento riservato a Cipro (svalutazione contro “rapina”), con il vantaggio, con la lira, però di tornare ad avere autonomia finanziaria e quindi poi risalire la china. Ciò premesso, penso pure che ci potrebbe essere una terza via, che sarebbe quella di impuntarci - sapendo che dal ritorno alla lira a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania (cfr. studio fatto per Merrill & Lynch giugno-luglio 2012) e i tedeschi lo sanno – e pretendere che il dato economico da considerare dalla Ue sia la somma fra il debito pubblico più quello privato, in modo che quest’aggregato, pari, se non erro, al 90% del Pil, molto probabilmente ci porterebbe non essere più soggetti alla speculazione internazionale e ci libererebbe pure dall’incubo prossimo venturo del fiscal compact da 50 miliardi annui. Se poi a tutto questo si facesse in modo che, pure la nostra Cassa depositi e prestiti fosse equiparata a quella corrispondente tedesca - in cui la Germania, a norma di Eurostat, ha “inguattato” bel il 17% del suo debito pubblico - ecco che potremmo, ad esempio, pagare rapidamente i circa 100 miliardi che avanzano le nostre imprese dalla pubblica amministrazione, altrimenti destinate al fallimento, senza aumentare il debito pubblico. Il problema però è che di politici capaci di tutto questo non ce ne sono e quindi guai seri in vista. Usque tandem…

RISPOSTA:

La sua terza via mi pare impraticabile, poiché presuppone la pagabilità del debito. Occorre sempre tenere presente che per la crescita occorre non solo maggiore produzione o produzione di maggiore qualità, ma anche maggiore quantità di moneta in mano ai compratori. E questo è possibile solo con maggiore debito (tutta la moneta viene creata a debito dal sistema delle banche centrali). Se si vuole crescere, pure il debito cresce e non cala mai. E i dati lo confermano. Detto ciò, se pure si somma il debito pubblico (al 128%) con quello privato, si va oltre il 200% del pil. Ovviamente sarebbe meglio per l'Italia, poiché gli altri paesi europei hanno un elevato debito privato. Ma non lo fanno, perché (io penso) sarebbe evidente a tutti che il debito complessivo è impagabile. Sarebbero oltre 3000 miliardi di euro, mentre il valore delle banconote in circolazione in Italia è pari a 150 miliardi di euro (e pure quelle sono debito, sono un passivo nel bilancio delle banche centrali). (Giovanni Passali)

 
01/04/2013 - La lira "italiana"? No grazie. (Giuseppe Crippa)

Gentile dott. Passali, credo che a chiunque piacerebbe avere una moneta legata soltanto ai luoghi nei quali il suo lavoro si esplica (e quindi il suo reddito si genera). Nel mio caso: la Lombardia, il Piemonte e il Triveneto. Quindi non vorrei mai una lira "italiana", cioè una lira rappresentativa anche di aree economicamente più arretrate e per di più purtroppo pervase da una criminalità ben radicata come la Campania, la Calabria e la Sicilia di Diego Perna, che ringrazio per gli auguri che ricambio volentieri. Per non dire poi del Suo Lazio, ricco anche grazie ad una organizzazione statale molto discutibile. Se proprio è necessaria una valuta comune ad aree molto diversificate molto meglio l’Euro, chiedendo ovviamente che vengano corretti tutti gli egoismi nazionali (compresi quelli italiani).

 
01/04/2013 - La lira conviene (Diego Perna)

Spero che almeno qualcuno dei miei amici possa leggere gli articoli che Lei scrive e possa capire che ci vuole la rivoluzione di cui parla, ma credo che ció che Lei porta avanti dedicandoci le energie e lo spazio che Le viene concesso, risulti molto piú comprensibile e condivisibile a chi vive in difficoltá economiche e di lavoro, spesso piú concentrate tra lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, anziché tra politici o dipendenti di publiche amministrazioni o stipendiati statali in genere.Almeno così a me pare guardando le persone che mi stanno intorno , che siano amici o gente che conosco o incontro nella vita di tutti i giorni. Comunque vale la pena andare avanti , forse Lei puó avere ragione. Attendo il Suo libro e proveró a farlo conoscere in giro. Grazie Buona Pasqua anche a Lei e chi leggerà il mio commento