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FINANZA/ Ecco perché all'Italia conviene la lira

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In Europa si aggira un fantasma: la moneta unica. Oggi viviamo tutti ancora nell'illusione di avere una stessa moneta: ma come non si può stabilire per legge che il sole è blu (si potrebbe fare una legge, ma il sole rimarrebbe ostinatamente giallo) o che il mare è giallo, così non si può fare una legge per cui c'è una moneta unica. La moneta, come ho spiegato altre volte, si poggia sulla fiducia sociale. Cioè si poggia sul popolo, sulla sua cultura, sulla sua capacità di generare fiducia. Questa è la linfa degli scambi commerciali, che una moneta può far emergere. Ma popoli diversi, con culture diverse e sistemi di valori diversi, avranno una diversa capacità di generare la fiducia sociale. E quindi avranno monete diverse.

Il fatto che da qualche anno in Europa circolino in stati diversi monete tutte con lo stesso nome è solo un gigantesco inganno culturale e monetario. Ora anche a Cipro si sono brutalmente accorti di non avere la stessa moneta che circola in Germania, pure se ha lo stesso nome. Ma alcuni se ne erano accorti già da tempo: il governo, che per ottenere quella moneta, doveva accettare tassi di interesse sempre più esosi. E lo stesso le imprese, che così non potevano concorrere con le altre europee, a causa dei differenti tassi di interesse. E se ne sono accorte anche le imprese italiane, che hanno lo stesso problema, al confronto con le concorrenti francesi e tedesche. Ma ora, da qualche giorno, se ne sono accorti tutti i ciprioti: blocco dei conti correnti, limitazioni ai bancomat, filiali chiuse per decreto; tutto in attesa della decisione dei governo sul prelievo forzoso sui conti correnti dei cittadini.

A Cipro c'è proprio una moneta differente. A completare l'opera ci si è messo pure Jeroen Dijsselbloem (e chi sarebbe?), Presidente di turno dell'Eurogruppo (e chi sarebbero? Ah, il centro di coordinamento dei ministri delle finanze degli stati europei), il quale ha pensato bene di dichiarare che la soluzione applicata a Cipro può diventare un modello da applicare in seguito ad altri stati. Erano almeno dieci giorni che la Bce si affannava a tenere calmi i mercati, spiegando che la situazione cipriota era un caso unico, una situazione eccezionale, irripetibile; e questo signore con una battuta scopre gli altarini e fa buttare a mare il piano di comunicazione della Bce. Così le borse europee hanno perso valore, e quella italiana è caduta pesantemente, per colpa di un burocrate. Del resto, cosa ci si può aspettare, se la politica in Europa è quella di mettere in ruoli delicatissimi personaggi oscuri, funzionari di secondo piano, personale che nessuno conosce? Herman Van Rumpuy? Chi lo conosceva, prima che diventasse il Presidente del Consiglio Europeo? E Olli Rehn, commissario europeo per gli Affari economici e monetari? Chi sono? Chi li ha votati?



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COMMENTI
02/04/2013 - Sciocchezze economiche (Santino Camonita)

Ma se lo capisce anche un bambino che tornare alla lira sarebbe una catastrofe per tutti gli italiani, non riesco a capacitarmi come ancora certi soloni e fior fiori di economisti, come l'autore, insistano sulla convenienza ad abbandonare l'euro. Certo nella moneta unica, alle condizioni che ci hanno imposto, non dovevamo entrarci...ma Mortadella questo allora non lo aveva capito, adesso è troppo tardi e la frittata è stata fatta. PS: Anch'io non so so nulla di economia ma avendo un mutuo in euro, so quel poco che basta per affermare con certezza che tornare alla lira è una colossale sciocchezza.

 
01/04/2013 - Una terza via forse ci sarebbe (Carlo Cerofolini)

Premesso che ritengo che tornare alla lira sarebbe molto meglio che subire il trattamento riservato a Cipro (svalutazione contro “rapina”), con il vantaggio, con la lira, però di tornare ad avere autonomia finanziaria e quindi poi risalire la china. Ciò premesso, penso pure che ci potrebbe essere una terza via, che sarebbe quella di impuntarci - sapendo che dal ritorno alla lira a rimetterci sarebbe soprattutto la Germania (cfr. studio fatto per Merrill & Lynch giugno-luglio 2012) e i tedeschi lo sanno – e pretendere che il dato economico da considerare dalla Ue sia la somma fra il debito pubblico più quello privato, in modo che quest’aggregato, pari, se non erro, al 90% del Pil, molto probabilmente ci porterebbe non essere più soggetti alla speculazione internazionale e ci libererebbe pure dall’incubo prossimo venturo del fiscal compact da 50 miliardi annui. Se poi a tutto questo si facesse in modo che, pure la nostra Cassa depositi e prestiti fosse equiparata a quella corrispondente tedesca - in cui la Germania, a norma di Eurostat, ha “inguattato” bel il 17% del suo debito pubblico - ecco che potremmo, ad esempio, pagare rapidamente i circa 100 miliardi che avanzano le nostre imprese dalla pubblica amministrazione, altrimenti destinate al fallimento, senza aumentare il debito pubblico. Il problema però è che di politici capaci di tutto questo non ce ne sono e quindi guai seri in vista. Usque tandem…

RISPOSTA:

La sua terza via mi pare impraticabile, poiché presuppone la pagabilità del debito. Occorre sempre tenere presente che per la crescita occorre non solo maggiore produzione o produzione di maggiore qualità, ma anche maggiore quantità di moneta in mano ai compratori. E questo è possibile solo con maggiore debito (tutta la moneta viene creata a debito dal sistema delle banche centrali). Se si vuole crescere, pure il debito cresce e non cala mai. E i dati lo confermano. Detto ciò, se pure si somma il debito pubblico (al 128%) con quello privato, si va oltre il 200% del pil. Ovviamente sarebbe meglio per l'Italia, poiché gli altri paesi europei hanno un elevato debito privato. Ma non lo fanno, perché (io penso) sarebbe evidente a tutti che il debito complessivo è impagabile. Sarebbero oltre 3000 miliardi di euro, mentre il valore delle banconote in circolazione in Italia è pari a 150 miliardi di euro (e pure quelle sono debito, sono un passivo nel bilancio delle banche centrali). (Giovanni Passali)

 
01/04/2013 - La lira "italiana"? No grazie. (Giuseppe Crippa)

Gentile dott. Passali, credo che a chiunque piacerebbe avere una moneta legata soltanto ai luoghi nei quali il suo lavoro si esplica (e quindi il suo reddito si genera). Nel mio caso: la Lombardia, il Piemonte e il Triveneto. Quindi non vorrei mai una lira "italiana", cioè una lira rappresentativa anche di aree economicamente più arretrate e per di più purtroppo pervase da una criminalità ben radicata come la Campania, la Calabria e la Sicilia di Diego Perna, che ringrazio per gli auguri che ricambio volentieri. Per non dire poi del Suo Lazio, ricco anche grazie ad una organizzazione statale molto discutibile. Se proprio è necessaria una valuta comune ad aree molto diversificate molto meglio l’Euro, chiedendo ovviamente che vengano corretti tutti gli egoismi nazionali (compresi quelli italiani).

 
01/04/2013 - La lira conviene (Diego Perna)

Spero che almeno qualcuno dei miei amici possa leggere gli articoli che Lei scrive e possa capire che ci vuole la rivoluzione di cui parla, ma credo che ció che Lei porta avanti dedicandoci le energie e lo spazio che Le viene concesso, risulti molto piú comprensibile e condivisibile a chi vive in difficoltá economiche e di lavoro, spesso piú concentrate tra lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, anziché tra politici o dipendenti di publiche amministrazioni o stipendiati statali in genere.Almeno così a me pare guardando le persone che mi stanno intorno , che siano amici o gente che conosco o incontro nella vita di tutti i giorni. Comunque vale la pena andare avanti , forse Lei puó avere ragione. Attendo il Suo libro e proveró a farlo conoscere in giro. Grazie Buona Pasqua anche a Lei e chi leggerà il mio commento